Attualmente esiste un limite temporale di dieci anni per il ripristino delle superfici vignate estirpate. Se l'utilizzo di una superficie coltivata a vigna viene interrotto per più di dieci anni, l'autorizzazione non è più valida e la parcella viene cancellata dal catasto viticolo.
Questo problema potrebbe acuirsi nei prossimi anni se si susseguono vendemmie scarse o poco redditizie, scrivono nei loro testi gli ex consiglieri nazionali Frédéric Borloz (PLR/VD) e Marco Romano (Centro/TI). I viticoltori potrebbero essere tentati o spinti a estirpare le loro vigne se non riescono più a coprire i costi della manodopera e i costi minimi di manutenzione richiesti dalla legge.
Non è necessario adeguare l'attuale normativa, ha sostenuto oggi in aula Hans Wicki (PLR/NW) a nome della commissione. Il termine di dieci anni per il ripristino delle aree viticole si è dimostrato valido per decenni - risale infatti ai primi anni '50 - e rappresenta un buon compromesso. L'abolizione di questa pratica, secondo il senatore del PLR, porterebbe a un numero sempre maggiore di possibili superfici viticole.
Il termine di dieci anni non tiene sufficientemente conto delle sfide attuali dei produttori di vino, ha replicato Fabio Regazzi (Centro/TI), sostenendo che il ripristino di una parcella è troppo burocratico e costoso. Un produttore, ha aggiunto, deve poter reagire in fretta e far capo, se necessario, a piante più resistenti. Questa mozione è una misura non finanziaria per combattere la burocrazia, gli ha fatto eco Carlo Sommaruga (PS/GE).
Il Consigliere federale Guy Parmelin ha fatto notare che i Cantoni dispongono già della facoltà di imporre un divieto regionale temporaneo all'impianto di nuovi vigneti per la produzione di vino, se vengono finanziate misure per alleggerire il mercato o consentire la conversione di aree viticole, o se la situazione del mercato lo richiede.
A suo parere, l'abolizione del limite temporale di dieci anni renderebbe obsoleta questa possibilità di regolamentazione affidata ai Cantoni. Parmelin ha sostenuto, invano, che i Cantoni dovrebbero poter mantenere una tale competenza.