Nel suo atto parlamentare Farinelli giustifica la richiesta appoggiandosi alle considerazioni del procuratore generale della Confederazione, Stefan Blättler, il quale, in un'intervista concessa al Tages Anzeiger il 23 giugno scorso, aveva sottolineato la necessità di introdurre anche in Svizzera una norma sui pentiti di mafia, sul modello di altri Paesi.
Il motivo? La presenza della criminalità organizzata sul nostro territorio è sempre più importante. Oltre a ciò, il Ministero pubblico della Confederazione disporrebbe di un ulteriore strumento giuridico nell'ambito della lotta alla criminalità organizzata.
Nel suo breve intervento, il consigliere federale Beat Jans ha sostenuto che le argomentazioni fornite per iscritto dal governo lo scorso novembre sono tuttora valide. In esse l'esecutivo sosteneva che l'introduzione di una normativa - per esempio sul modello italiano evocato anche dal consigliere nazionale ticinese - che ricompensi con l'impunità un imputato, reo confesso magari di reati gravissimi, che fornisce informazioni alle autorità non sarebbe accettabile poiché cozzerebbe contro il principio dell'uguaglianza.
Il mafioso pentito beneficerebbe infatti di un trattamento di gran lunga più favorevole rispetto a un "normale" reo confesso. Jans ha poi ricordato che il Consiglio degli Stati ha già approvato un postulato simile lo scorso dicembre. A suo avviso approvare un secondo postulato sul medesimo tema non porta alcun valore aggiunto, ha sostenuto, invano.