(ats) Le tariffe delle analisi di laboratorio devono continuare a essere fissate dalla Confederazione e non dai partner tariffali. È l'opinione del Consiglio degli Stati che oggi, per 22 voti a 20 e una astensione, non è entrato in materia su una modifica di legge frutto di una mozione adottata nel 2018 dal parlamento. Il dossier va al Nazionale.

Anche il Consiglio federale, per bocca della "ministra" della sanità Elisabeth Baume-Schneider, chiedeva la non entrata nel merito, come raccomandato peraltro dalla maggioranza della commissione preparatoria.

Una consistente minoranza in aula ha chiesto l'entrata nel merito, appellandosi alla necessità di introdurre maggiore concorrenza nel sistema che costa 2 miliardi di franchi l'anno, una somma che tende a crescere. Per Peter Hegglin (Centro/ZG) e Damian Müller (PLR/LU), le tariffe di laboratorio in Svizzera sono ancora troppo elevate, specie se raffrontate con i Paesi esteri, come la Germania. Una maggiore concorrenza dovrebbe far calare i prezzi, alleviando il peso dei premi malattia sulla popolazione.

Di parere opposto i contrari, secondo cui il cambiamento proposto rappresenta un "salto nel buio" e i risultati attesi del tutto "aleatori". Per Flavia Wasserfallen (PS/BE), il problema non è tanto dovuto al prezzo, quanto alla quantità di analisi. Già oggi, ha affermato, i partner tariffali possono negoziare le tariffe, mentre la Confederazione fissa dei prezzi massimi. A detta di Pierre-Yves Maillard (PS/VD), è illusorio pensare che una liberalizzazione cambierà la situazione: i laboratori non accetteranno mai di lavorare per prezzi più bassi.

La maggioranza ha poi ricordato che sono già in corso lavori sul tema. L'elenco delle analisi (EA) a carico dell'assicurazione di base, comprese le rispettive tariffe, è stato riveduto e sistemato nel 2021 dal Dipartimento federale dell'interno (DFI) nell'ambito di una prima revisione. Inoltre, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) sta svolgendo un esame di tutte le tariffe.

Come soluzione transitoria, ha rammentato Baume-Schneider, tutte le tariffe sono state ridotte del 10% a partire da agosto 2022, ad eccezione delle analisi rapide, particolarmente importanti per i medici di famiglia.

Secondo la "ministra" giurassiana, inoltre, il trasferimento di competenze ai partner tariffali causerebbe notevoli complicazioni, col rischio che le trattative tariffali rimangano bloccate per anni in ragione degli interessi divergenti esistenti tra i numerosi attori coinvolti.