Il Consiglio federale, sostenuto dalla Camera dei cantoni, vuole promuovere le reti di cura "all-in-one" che riuniscono diversi specialisti, un elemento ritenuto essenziale per la cura delle persone affette da più malattie croniche. Tali reti consentono ai differenti fornitori di prestazioni di fatturare assieme le loro prestazioni e i costi di coordinamento.
Oggi la maggioranza della Camera del popolo ha nuovamente bocciato l'idea. "Non si vede alcun valore aggiunto nell'introduzione di un nuovo fornitore di cure", ha sostenuto il relatore commissionale Benjamin Roduit (Centro/VS). Secondo il vallesano difficilmente il potenziale di risparmio previsto dal progetto potrà essere raggiunto e c'è il rischio concreto di aumentare la burocrazia.
Vane le proteste di Mattea Meyer (PS/ZH), secondo cui le cure sono di migliore qualità e più efficaci quando i fornitori di servizi si coordinano tra loro. Léonore Porchet (Verdi/VD) ha denunciato l'inerzia del Parlamento che grava sui costi, sui premi e sulla popolazione.
L'attuale frammentazione delle cure dovrebbe essere superata, ha aggiunto la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider. "Oggi, le cure coinvolgono spesso diversi fornitori. La proposta faciliterebbe la fatturazione", ha aggiunto.
Il pacchetto di misure discusso oggi contiene anche delle disposizioni sui prezzi dei farmaci. L'obiettivo è ridurre il costo dei medicamenti senza compromettere la sicurezza dell'approvvigionamento, ha affermato Roduit.
Gli Stati vogliono in particolare dare alla Confederazione la possibilità di introdurre sconti sulla quantità per i farmaci con un elevato volume di mercato. Una misura che secondo Baume-Schneider permetterebbe di risparmiare fino a 400 milioni di franchi. Su questo punto, oggi il Nazionale ha in gran parte seguito le decisioni dei "senatori".
"Sì" anche alla clausola di riservatezza dei modelli di prezzo dei farmaci, per il disappunto della sinistra. Quest'ultima ha denunciato quello che ritiene un indebolimento della trasparenza del sistema e un "regalo" all'industria farmaceutica.
Il dossier torna ora al Consiglio degli Stati.