Per anni il Consiglio federale ha garantito che l'AI fosse risanata e in grado di rimborsare il debito verso l'AVS senza nuovi interventi. Le ultime proiezioni però smentiscono questa visione: senza misure aggiuntive, la riduzione del debito è irrealistica e la situazione appare preoccupante, ha sostenuto in aula Müller.
La palla è nelle mani del Consiglio federale, ma l'orientamento pianificato appare lo stesso di sempre: più contributi salariali, più IVA, ha deplorato il liberale-radicale. "Le nostre PMI, il nostro settore economico e molte economie domestiche sono già oggi al limite", ha affermato. "In una fase in cui la Svizzera potrebbe trovarsi di fronte alla più grande sfida economica degli ultimi anni - ha proseguito - prevedere ulteriori oneri in modo quasi automatico è, a mio avviso, un errore".
Per il lucernese la mozione non chiede l'impossibile: riconosce che una riduzione immediata del debito è difficilmente realistica, ma domanda con chiarezza che innanzitutto si fermi il nuovo indebitamento, ha sostenuto Müller.
La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider non ha nascosto che l'AI si trova attualmente in una situazione finanziaria difficile. Secondo le proiezioni, fino al 2040 accumulerà deficit annuali di circa 300 milioni di franchi, dovuti soprattutto all'aumento delle nuove rendite, in particolare tra i giovani sotto i 30 anni con gravi problemi psichici.
Il Consiglio federale ha però già incaricato il Dipartimento dell'interno di studiare misure per rafforzare l'integrazione nel mercato del lavoro e stabilizzare i conti, ha ricordato Baume-Schneider. Un disindebitamento fondato solo su tagli alle spese non è tuttavia considerato realistico: servirebbero risparmi annui di 700 milioni di franchi, possibili solo riducendo le rendite, ipotesi che il governo scarta, ha dichiarato, invano, la ministra dell'interno.
L'atto parlamentare passa ora all'esame del Consiglio nazionale.