In futuro, dovrebbero essere controllate le transazioni riguardanti imprese nazionali nel settore della sicurezza che dispongono di almeno 50 posti di lavoro a tempo pieno in tutto il mondo e realizzano un fatturato annuo globale di almeno 10 milioni di franchi.
Sarebbero inoltre soggette ad autorizzazione le acquisizioni di ospedali, aziende farmaceutiche, centri di distribuzione alimentare, aeroporti nazionali, società di telecomunicazioni e banche, quando quest'ultime hanno realizzato un fatturato annuo medio mondiale o un reddito lordo di almeno 100 milioni di franchi.
Benché per nulla favorevole all'inizio, il Consiglio federale ha dovuto elaborare un progetto di legge - denominato anche "Lex China" - su insistenza del parlamento. In un primo momento, il Consiglio nazionale voleva andare oltre, imponendo questo controllo non solo alle imprese statali, ma anche a quelle private. Ma il Consiglio degli Stati aveva preferito nel settembre scorso la versione del governo.
La camera del popolo ha quindi deciso oggi di eliminare questa divergenza con quella dei Cantoni. Nell'attuale clima di incertezza per le imprese elvetiche, è necessario garantire gli investimenti e i posti di lavoro, hanno sostenuto diversi oratori di destra e il Consiglio federale che, al voto, hanno avuto la meglio sulla sinistra (128 voti a 63).
Il campo rosso-verde ha denunciato invano i rischi per le imprese svizzere. Il governo ha proposto una legge che non serve praticamente a nulla, ha affermato Emmanuel Amoos (PS/VS). E ha aggiunto che Stati Uniti, Cina e Russia ricorrono a strumenti ben più incisivi per consolidare la loro espansione e la loro influenza.
Le origini del progetto
Uno dei fattori scatenanti dei lavori sul progetto di legge è stata l'acquisizione del gigante svizzero dell'agrochimica Syngenta da parte dell'azienda statale Chem China per 43 miliardi di dollari (il progetto è per questo anche noto come "Lex China").
Il Consiglio federale ha sempre sostenuto che non fosse necessario un controllo degli investimenti. La politica di apertura nei confronti degli investimenti esteri è di fondamentale importanza per la piazza economica svizzera e quindi anche per il benessere della popolazione, ha affermato più volte il "ministro" dell'economia Guy Parmelin in parlamento.