(ats) A determinate condizioni, gli imprenditori devono essere meglio assicurati contro la disoccupazione. È quanto ritiene il Consiglio degli Stati che, dopo il Nazionale, ha approvato oggi (27 voti a 12) una revisione legislativa in materia.

Attualmente chi occupa una posizione analoga a quella di un datore di lavoro, per esempio come socio o detentore di una partecipazione finanziaria, così come il coniuge che lavora nell'impresa, è tenuto a versare i contributi per l'assicurazione contro la disoccupazione. Per beneficiare delle prestazioni in caso dovesse restare senza lavoro deve però rinunciare definitivamente alla sua posizione.

Ci sono tuttavia delle situazioni in cui non è così facile liberarsi rapidamente di queste posizioni, ad esempio in caso di fallimento o quando c'è di mezzo un divorzio. Per questo, la riforma permetterà invece loro di disporre di un accesso più rapido e semplice all'indennità di disoccupazione. Saranno soggetti a un periodo di attesa di 20 giorni e riceveranno il 70% del salario assicurato (80% per chi deve occuparsi di eventuali figli).

Sono comunque previsti dei paletti per ridurre il rischio di abusi. Per ricevere le indennità gli interessati non devono essere membri del consiglio di amministrazione e devono aver lavorato per l'azienda per almeno due anni. Un'eccezione a questo limite temporale è prevista per le persone che lavorano in professioni in cui i cambiamenti o gli incarichi di durata limitata sono comuni, come nel settore culturale.

Gli Stati hanno tuttavia modificato le altre condizioni, al fine di rafforzare ulteriormente la lotta contro gli abusi. Queste devono essere applicate in modo diverso a seconda che l'impresa sia in liquidazione o meno. Si tratta di garantire che gli imprenditori si assumano le loro responsabilità, dato che una liquidazione richiede tempo. Se è stata pronunciata, le condizioni sono le stesse previste dal Consiglio nazionale.

Se l'impresa non è in liquidazione, le persone devono detenere meno del 50% della partecipazione finanziaria nell'impresa, non essere membri del consiglio di amministrazione e detenere meno del 33% delle quote sociali per poter percepire le indennità. Condizioni diverse si applicano anche ai coniugi che lavoravano nell'impresa.

Il Consiglio nazionale aveva deciso che, se le persone tornavano in azienda durante il periodo di riferimento o nei tre anni successivi, dovevano rimborsare le indennità percepite. Il Consiglio degli Stati ha respinto la clausola di rimborso, ma ha approvato una sospensione del diritto all'indennità in questi casi.

La versione della Camera dei Cantoni comporta costi compresi tra 175 e 366 milioni di franchi. I costi della versione della Camera del Popolo sono leggermente inferiori, compresi tra 147 e 324 milioni.

Da notare che il Consiglio federale era contrario alla riforma: le norme attuali rappresentano un buon compromesso tra la posizione di queste persone e il rischio di abusi, ha sostenuto il ministro dell'economia Guy Parmelin. L'obiettivo dell'assicurazione contro la disoccupazione non è coprire i rischi imprenditoriali, ha aggiunto, invano.

Il dossier ripassa ora all'esame del Consiglio nazionale per le divergenze.