(ats) La Svizzera dovrebbe partecipare all'iniziativa volta a riformare l'interpretazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Lo chiede una mozione del "senatore" Hannes Germann (UDC/SH) approvata oggi - con 105 voti contro 84 e 2 astenuti - anche dal Consiglio nazionale.

Una lettera aperta pubblicata a maggio e firmata dai primi ministri danese e italiano, nonché dai capi di governo di Polonia, Belgio, Austria, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca e Lituania, chiede una discussione e una riforma dell'interpretazione della CEDU, in particolare affinché la Corte rispetti nuovamente il principio di sussidiarietà.

La mozione chiede al Consiglio federale di impegnarsi insieme con altri Stati parti affinché la CEDU non imponga ai Paesi membri obblighi che essi non hanno contratto mediante un trattato e non limiti il loro margine di manovra politico.

I tribunali hanno un margine di interpretazione, ma questo ha dei limiti, secondo il "senatore" sciaffusano. Con sentenze come quella a favore delle Anziane per il clima, in cui la Svizzera è stata condannata per inazione, la Corte indebolisce l'istituzione. Alla fine, il rischio è che la Corte e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo vengano messe in discussione.

Una minoranza ha chiesto invano la bocciatura della mozione ricordando che il Parlamento ha già approvato una mozione del "senatore" Andrea Caroni (PLR/AR) che chiede al Consiglio federale di ricordare alla Corte la sua missione primaria. Riguardo alla forma, considera la lettera aperta come un gesto di stizza al quale la Svizzera non dovrebbe partecipare.

L'atto parlamentare è ora trasmesso al Consiglio federale, che dovrà attuarlo.