(ats) In futuro, per quanto attiene alle importazioni di foie gras e prodotti affini, il Consiglio federale dovrebbe poter adottare misure legate al benessere degli animali e ai metodi di produzione, mediante precisazioni nell'etichettatura di questi prodotti.

È quanto scaturito dai dibattiti al Consiglio degli Stati che ha approvato il controprogetto indiretto - 24 voti a 15 e 3 astensioni - all'iniziativa popolare che intende vietare l'import nel nostro paese di fegato d'oca e d'anatra, una prelibatezza specie in Romandia, ottenuto mediante l'alimentazione forzata.

Anche se un "no" alla proposta di modifica costituzionale è scontato, la raccomandazione di voto sull'iniziativa verrà data solo quando dal controprogetto saranno state eliminate tutte le divergenze col Nazionale, ha ricordato in aula il presidente degli Stati, Stefan Engler (Centro/GR), regolamento alla mano.

L'iniziativa

La proposta di modifica costituzionale "Sì al divieto di importazione di foie gras (Iniziativa foie gras)" è stata lanciata nel giugno 2022 da Alliance Animale Suisse.

Al momento della consegna delle firme, avvenuta alla fine di dicembre 2023, l'associazione denunciava un' incoerenza: la Svizzera importa ogni anno circa 200 tonnellate di questi prodotti, nonostante l'ingozzamento di oche e anatre sia considerato una pratica crudele e vietata nella Confederazione da oltre quarant'anni.

Perché no

A nome della commissione preparatoria, Benedict Würth (Centro/SG) ha ricordato che la questione è divisiva: se per alcuni il foie gras è una prelibatezza, per altri è sinonimo di crudeltà verso gli animali. Tuttavia vi sono diverse ragioni per respingere l'iniziativa, giacché cozzerebbe contro gli accordi internazionali della Svizzera, come quelli esistenti con l'Organizzazione mondiale del commercio, o con l'Europa (Accordo di libero scambio del 1972 e sull'agricoltura). Un controllo delle importazioni, specie dei privati, sarebbe inoltre difficilmente applicabile, mentre un divieto dell'importazione favorirebbe solo il turismo degli acquisti.

Per Isabelle Chassot (Centro/FR), e altri oratori, un divieto non avrebbe nemmeno alcun effetto sul benessere degli animali, che continuerebbero ad essere alimentati con i metodi che sappiamo, alla luce anche del fatto che la Confederazione rappresenta appena l'1% del mercato globale di tali prodotti.

Sia per la "senatrice" che per Pascal Broulis (PLR/VD), l'iniziativa si porta appresso però un peccato originale, ossia pretende di dettare ai consumatori che cosa possono o non possono mangiare, un'aberrazione dal punto di vista liberale, ideologia che mira invece a responsabilizzare il cittadino, anche sui consumi. Insomma, ognuno deve rimanere libero di scegliere se mangiare o no foie gras.

Il controprogetto

Alla luce tuttavia delle simpatie raccolte dall'iniziativa, seguendo il Nazionale anche la commissione preparatoria degli Stati ha optato per un controprogetto (inviso soprattutto all'UDC, ma non solo, che ne ha sottolineato gli effetti simbolici sul benessere animale e il tentativo, che non finirà con questa iniziativa, di mettere sotto tutela il consumatore), ha ricordato Benedict Würth.

Quest'ultimo ha ricordato che, nel luglio 2025, il Consiglio federale ha già introdotto l'obbligo di dichiarazione. Tuttavia, il Consiglio nazionale ha giudicato tale misure misura insufficiente e ha proposto un controprogetto.

Quest'ultimo prevede quindi l'introduzione di restrizioni all'importazione nel caso in cui l'obbligo di dichiarazione non producesse l'effetto sperato entro cinque anni. L'obiettivo? Ridurre il consumo di foie gras e altri prodotti derivati.

Rispetto alla Camera del popolo, quella dei Cantoni ha inserito alcune precisazioni, aggiungendo la possibilità per il Governo di adottare misure relative al benessere degli animali e ai metodi di produzione. Le condizioni relative al benessere degli animali dovranno rispondere a criteri chiari e verificabili. Su proposta di Pascal Broulis (PLR/VD), i "senatori" hanno precisato che le misure di riduzione si applicheranno anche alle importazioni a titolo privato.

In aula, la consigliera federale, Elisabeth Baume-Schneider, ha ribadito il "no" governativo sia all'iniziativa sia al controprogetto, sostenendo che i controlli su questi prodotti provenienti dall'allevamento di oche e anatre esistono già e non sono necessarie nuove prescrizioni. Al voto, tuttavia, il plenum ha tirato dritto, approvando un progetto di legge che dovrebbe, nelle intenzioni del legislatore, accontentare i promotori dell'iniziativa oppure fare da contrappeso a un divieto puro e semplice qualora il popolo fosse chiamato alle urne.