La destra ha più volte chiesto in Parlamento di abolire il divieto di pubblicità politica e religiosa sancito della legge federale sulla radiotelevisione (LRTV). L'obiettivo è mettere le emittenti private concessionarie sullo stesso piano dei media online e della stampa scritta.
La normativa vigente vieta a tutte le emittenti di programmi concessionarie - sia quelle di diritto pubblico sia quelle di diritto privato - la diffusione di pubblicità politica. Un'attività invece ammessa nel settore online e in quello della stampa, disciplinati dal diritto privato.
Secondo Matter, autorizzare la diffusione di pubblicità a sfondo politico consentirebbe alle aziende interessate di generare nuove entrate. Il deputato democentrista ritiene inoltre che il divieto non sia più adeguato alla realtà attuale. La crescente diffusione della pubblicità politica su Internet e sui social media, così come la sempre maggiore convergenza tra i diversi mezzi di comunicazione, fanno sì che il divieto imposto alle radio e alle televisioni private non sia più al passo coi tempi.
La sinistra e alcuni esponenti del Centro si oppongono all'allentamento delle norme vigenti. La quota del canone radiotelevisivo percepita dalle emittenti private titolari di una concessione rappresenta già una parte significativa del loro fatturato. Non è quindi certo che l'iniziativa contribuisca realmente a rafforzarne l'autonomia finanziaria, ha spiegato Jon Pult (PS/GR).
Inoltre, sussiste il rischio che emergano attori economicamente molto forti in grado di influenzare in modo unilaterale la formazione della volontà democratica, ha aggiunto il grigionese a nome della minoranza. Il dossier passa ora al Consiglio degli Stati.