(ats) La rete elettrica svizzera deve essere ammodernata e ampliata per rispondere alla crescente necessità di corrente. Dopo il Nazionale, il Consiglio degli Stati ha approvato oggi, con 35 voti a 4 e 5 astensioni, una revisione di legge per accelerare le procedure amministrative.

Il plenum, che ha seguito le raccomandazioni della sua commissione respingendo tutte le proposte di minoranza, ha apportato alcune modifiche al progetto governativo. Il dossier ritorna alla Camera del popolo per le divergenze.

In Svizzera, più del 60% delle linee ad altissima tensione ha tra i 50 e gli 80 anni. Nei prossimi anni sarà dunque necessario rinnovarle. Si dovrà farlo anche per soddisfare i requisiti della crescente elettrificazione dell'approvvigionamento energetico e del passaggio da una produzione di corrente centralizzata a una sempre più decentralizzata, è stato ricordato.

Tra le misure per accelerare i progetti, il plenum ha aderito alla decisione del Nazionale di attribuire alla realizzazione di impianti della rete di distribuzione, oltre che a quella di impianti della rete di trasporto, un’importanza nazionale che prevalga in linea di principio su altri interessi nazionali, con esclusione tuttavia della rete a bassa tensione.

Al pari della Camera del popolo, è stato anche confermato che le linee della rete di trasporto devono essere posate principalmente come linee aeree e solo in casi particolari come cavi interrati. Tale principio non deve però valere nelle zone edificabili. Una minoranza voleva che in presenza di insediamenti o biotopi di importanza nazionale, si valutasse se le linee della rete ad altissima tensione potessero essere interrate. Una proposta in tal senso di Beat Rieder (Centro/VS) è stata però respinta per 21 voti a 20.

Poiché nei prossimi anni e decenni numerosi impianti della rete elettrica giungeranno al termine del loro ciclo di vita, la sostituzione o il risanamento di linee ad altissima tensione dovrebbe avvenire sul tracciato esistente o nelle sue immediate vicinanze. Il plenum ha stabilito di applicare questo principio già a partire da una tensione nominale superiore a 36 kV, e non 220 kV come proposto dal Consiglio federale e dal Nazionale.

In questo modo, secondo i "senatori", si disporrebbe, nelle zone palustri, di un certo margine di manovra per il rinnovo delle linee elettriche esistenti. In aula, una minoranza rosso-verde ha ricordato, invano, che la Costituzione impone l’assoluta protezione delle paludi e dei paesaggi palustri come stabilito anche dalla Camera del popolo.

In merito alla difficoltà di reperire terreni per le stazioni di trasformazione, ciò che rappresenta un ostacolo alla transizione energetica, il plenum intende autorizzare la realizzazione di questi impianti anche al di fuori delle zone edificabili se non è possibile trovare un’ubicazione idonea con un impegno ragionevole. Contrariamente al Nazionale, non è necessario che simili impianti siano immediatamente adiacenti alle zone edificabili.

Circa le dimensioni, è stato deciso un limite massimo di 20 metri quadrati e un’altezza massima di tre metri. Ad avviso della Commissione, inoltre, anche la sostituzione o la modifica di stazioni di trasformazione esistenti, realizzate legittimamente, deve essere possibile se non vi si oppongono interessi preponderanti.