Il "sì" della Camera dei cantoni era scontato: le proposte scaturite dalla conciliazione ricalcano infatti la soluzione sostenuta dai "senatori". Il Consiglio nazionale ha invece sempre difeso la variante basata esclusivamente sull'aumento dell'IVA, e solo fino al 2033. Entro quella data, negli auspici della Camera del popolo, il Parlamento dovrebbe aver elaborato una soluzione duratura per garantire il finanziamento dell'AVS nell'ambito della prossima grande riforma del primo pilastro, chiamata AVS2030.
Concretamente, la soluzione della Conferenza di conciliazione prevede un aumento dei contributi salariali di 0,2 punti percentuali. La proposta contempla inoltre un aumento di 0,4 punti percentuali dell'aliquota ordinaria dell'IVA, che salirà quindi all'8,5%. Resterà invece invariata l'aliquota ridotta applicata ai beni e ai servizi di prima necessità, come i prodotti alimentari.
Ma per la minoranza - UDC e PLR - questa soluzione è "inaccettabile", come ribadito oggi in aula da Josef Dittli (PLR/UR). "Un aumento dell'IVA illimitato nel tempo riduce la pressione per una riforma strutturale dell'AVS", ha sostenuto l'urano.
Il "no" alle proposte della Conferenza di conciliazione rappresenterebbe invece un mandato al Consiglio federale affinché affronti la questione della 13esima rendita AVS nell'ambito della più ampia riforma AVS 2030. L'obiettivo, ha affermato Dittli, sarebbe "procedere rapidamente e, auspicabilmente, includere anche misure di carattere strutturale".
Se la tredicesima rendita non venisse finanziata subito, in futuro servirebbero entrate molto più elevate per riequilibrare l'AVS, ha però replicato la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider. Ogni anno senza finanziamento indebolisce infatti il fondo e riduce i rendimenti degli investimenti, rendendo il recupero sempre più difficile.
In questo scenario, nella riforma AVS2030 il Consiglio federale dovrebbe probabilmente prevedere un aumento dell'IVA di circa 0,9 punti o un incremento maggiore dei contributi salariali rispetto al compromesso attuale, ha proseguito la ministra dell'interno convincendo il plenum.
Il dossier passa ora all'esame del Consiglio nazionale, che si pronuncerà mercoledì prossimo. L'esito è tutt'altro che scontato: finora l'alleanza tra UDC, PLR e PVL ha prevalso di stretta misura sul fronte formato dal Centro e dalla sinistra, con posizioni che appaiono difficilmente conciliabili.
Qualora la Camera del popolo dovesse rifiutare le proposte della conciliazione, l'intero dossier verrebbe affossato. In questo caso, la 13esima AVS verrebbe comunque introdotta a partire dal prossimo dicembre, ma senza una fonte di finanziamento specifica.
Esiste tuttavia una terza possibilità, illustrata questa mattina agli Stati dal relatore della commissione Erich Ettlin (Centro/OW): il Consiglio nazionale potrebbe bocciare il decreto sull'aumento dei contributi salariali, ma approvare quello concernente l'incremento dell'IVA. I due disegni sono infatti legati tra loro in modo asimmetrico: l'aumento delle trattenute sui salari non può entrare in vigore senza il rincaro dell'IVA, mentre il contrario è possibile.
A sostegno di questo scenario vi è un editoriale pubblicato oggi dal Tages-Anzeiger: secondo l'autore, i Verdi-liberali potrebbero infatti accettare un aumento dell'IVA. Questa soluzione, però, non sarebbe sufficiente secondo Ettlin: permetterebbe di raccogliere circa 1,5 miliardi di franchi all'anno, a fronte di un aumento delle uscite legato alla 13esima AVS stimato tra 4,2 e 5 miliardi di franchi.