(ats) Gli Svizzeri che hanno combattuto nella resistenza francese e italiana durante la Seconda guerra mondiale, e per questo condannati dai tribunali elvetici dell'epoca (un'ottantina di persone), andrebbero riabilitati.

Dopo il Consiglio nazionale, oggi anche quello degli Stati ha approvato - 35 voti a 4 e 3 astenuti - un progetto in tal senso. Il dossier è pronto per le votazioni finali.

All'epoca, e ciò vale anche oggi, ogni cittadino svizzero che si arruolava in un esercito straniero commetteva un reato punibile dal codice penale militare. Gli Svizzeri che hanno combattuto in Francia e Italia nelle formazioni partigiane furono condannati su questa base (simile destino toccò anche ai volontari partiti nel 1936 per combattere in Spagna dopo il colpo di Stato di Francisco Franco poi riabilitati dal Parlamento nel 2009, ndr.).

Per la maggioranza del plenum, le azioni di quei volontari erano legittime poiché guidate da una giusta causa volta a far trionfare la democrazia.

In aula, il "senatore" Pirmin Schwander (UDC/SZ) ha chiesto invece la non entrata nel merito nel progetto, facendo notare che non si può escludere che fra le persone condannate all'epoca si trovino anche soggetti che hanno partecipato ad azioni dubbie. È provato, ha detto, che formazioni partigiane si sono macchiate di crimini di guerra, con intere famiglie spazzate via.

Nella sua risposta, il "ministro" di giustizia e polizia, Beat Jans, ha sostenuto che il progetto intende onorare coloro che, a rischio anche delle propria vita, hanno combattuto per la libertà, a prescindere dalle loro motivazioni politiche.

Ad ogni modo, questa riabilitazione non rappresenta una critica nei confronti della autorità dell'epoca, che hanno agito applicando le leggi vigenti. Oltretutto, ha aggiunto Jans, il divieto di servire in un esercito straniero non viene messo in dubbio e rimane valido ancora oggi.

Oltre a ciò, alla stregua di quanto prevede la legge federale sulla riabilitazione dei volontari della guerra civile spagnola, non sarà possibile chiedere riabilitazioni individuali mediante domanda, né saranno versate indennità finanziarie.