(ats) La Svizzera dovrebbe avviare colloqui con l’Ue sull’avvio di negoziati per un accordo di partenariato in materia di sicurezza e difesa. È il parere del Consiglio degli Stati che, nonostante una forte opposizione (21 voti a 20), ha approvato una mozione in tal senso del Nazionale.

Basandosi sui risultati di tali discussioni, il Consiglio federale dovrà elaborare un pertinente mandato negoziale e presentarlo alle Commissioni della politica di sicurezza e della politica estera, sostiene la mozione.

In aula, una risicata maggioranza si è detta favorevole all’esame di un’ulteriore collaborazione con Bruxelles nel rispetto della neutralità. La NATO non offrirebbe un partenariato paragonabile a un'intesa con l'Ue.

Grazie a questi partenariati, la Svizzera potrebbe effettuare acquisti comuni di armamenti con l'UE e adottare una politica di sicurezza maggiormente orientata al continente europeo.

Nel suo intervento, Werner Salzmann (UDC/BE) ha però fatto notare che già dal 1996 esiste una cooperazione con la NATO nell’ambito del Partenariato per la pace. Poiché quasi tutti gli Stati membri della comunità lo sono anche della NATO, non sussisterebbe a suo avviso alcun valore aggiunto in un accordo supplementare con l’Ue.

Quest'ultima, secondo il "senatore" bernese, non solo non ha ancora elaborato una dottrina di difesa comune, ma non riesce nemmeno a mettersi d'accordo sulla realizzazione di un futuro caccia di quinta generazione. Ognuno persegue i propri interessi in quest'ambito, a parere di Salzmann.

Al dunque tuttavia, anche se con un solo voto di scarto, l'hanno spuntata i favorevoli, così come raccomandava la commissione preparatoria.