(ats) I criminali condannati a una misura di espulsione potrebbero essere privati delle misure terapeutiche. Il Consiglio nazionale ha adottato oggi, con 117 voti contro 71, una mozione in tal senso. La sinistra ha denunciato quello che ha definito un progetto contrario all'obiettivo di reinserimento.

Il testo, presentato dalla Commissione degli affari giuridici del Nazionale, chiede di risolvere la contraddizione tra due disposizioni del Codice penale. Una prevede misure terapeutiche stazionarie volte al reinserimento. L'altra stabilisce l'espulsione obbligatoria da 5 a 15 anni per reati gravi come l'omicidio o la violenza carnale.

È praticamente impossibile preparare un reinserimento sociale in Svizzera per una persona che deve lasciare il territorio nazionale, ha rilevato Philippe Nantermod (PLR/VS) a nome della commissione. A suo avviso, i trattamenti ordinati costano inoltre centinaia di migliaia di franchi e privano altre persone di posti in istituzioni specializzate.

Per il liberale-radicale vallesano, occorre invertire la logica attuale. Una volta eseguita la pena detentiva, l'espulsione dovrebbe in linea di principio essere eseguita in via prioritaria. Spetterebbe poi allo Stato di destinazione decidere la prosecuzione di un eventuale trattamento.

Consiglio federale contrario

Il Consiglio federale si è opposto a questa proposta: ordinare un trattamento serve a proteggere la società. Tale obiettivo, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, non si limita alla Svizzera.

Inoltre, le persone con disturbi psichici dovranno talvolta scontare lunghe pene prima di essere espulse. Ciò pone un problema di presa a carico in carcere, ha osservato il ministro della giustizia Beat Jans.

Anche la sinistra ha criticato la mozione. Un'espulsione può riguardare persone che sono cresciute in Svizzera e che vogliono rientrare al termine del periodo di allontanamento, ha dichiarato Sibel Arslan (Verdi/BS). "Queste persone che tornano da noi non devono rappresentare un pericolo", a suo avviso.

Ma i suoi argomenti non hanno convinto. Il dossier passa ora al Consiglio degli Stati.