L’iniziativa popolare chiede un disciplinamento uniforme della naturalizzazione ordinaria a livello nazionale e una riduzione delle condizioni per ottenerla. Gli stranieri potrebbero pertanto farsi naturalizzare già dopo cinque anni di soggiorno legale in Svizzera, sempre che non siano stati condannati a una pena detentiva di lunga durata, non compromettano la sicurezza interna ed esterna della Svizzera e abbiano conoscenze di base di una lingua nazionale. Chi adempie queste condizioni, avrebbe diritto alla naturalizzazione.
La Commissione ha sentito il comitato d’iniziativa e ascoltato la presentazione del messaggio da parte del Consiglio federale. Dopo un esame approfondito la maggioranza della Commissione giunge alla conclusione che l’iniziativa si spinge troppo oltre. Essa respinge le agevolazioni previste per la naturalizzazione ordinaria. Con la netta riduzione della durata minima di soggiorno da dieci a cinque anni e la rinuncia a termini di domicilio cantonali e comunali potrebbero farsi naturalizzare anche persone il cui soggiorno in Svizzera è ancora poco consolidato.
La Commissione ribadisce inoltre che l’iniziativa eliminerebbe una condizione centrale del diritto vigente: riducendo ampiamente i criteri d’integrazione, la familiarità con le condizioni di vita svizzere non sarebbe più data. La maggioranza della Commissione ritiene questo aspetto essenziale per un’integrazione duratura e per l’accettazione del diritto di cittadinanza.
La CIP-N si dice peraltro preoccupata delle conseguenze istituzionali dell’iniziativa. L’armonizzazione richiesta limiterebbe sensibilmente le competenze di Cantoni e Comuni nella naturalizzazione ordinaria. Secondo la Commissione, la ripartizione dei compiti fra Confederazione, Cantoni e Comuni va preservata.
Per queste ragioni la CIP-N raccomanda di respingere l’iniziativa popolare «Per un diritto di cittadinanza moderno (Iniziativa per la democrazia)».
Una minoranza della Commissione è favorevole all’iniziativa. Essa è del parere che regole uniformi a livello nazionale aumenterebbero la trasparenza, migliorerebbero le pari opportunità e faciliterebbero l’accesso ai diritti politici.
Ulteriori minoranze propongono di elaborare controprogetti diretti: da un lato, un’estensione della naturalizzazione agevolata alla seconda generazione di stranieri e, dall’altro, la rinuncia ad altre cittadinanze al momento dell’acquisizione della cittadinanza tramite naturalizzazione.
L’iniziativa popolare potrà essere trattata in Consiglio nazionale in occasione di una delle prossime sessioni.
Termini di domicilio armonizzati nel diritto di cittadinanza: eliminare gli ostacoli alla mobilità
Ciononostante, la Commissione riconosce la necessità di intervenire in materia di naturalizzazione, in particolare riguardo ai termini di domicilio. Con 15 voti contro 9 ha deciso di presentare un’iniziativa di commissione (26.403) che tenga conto della crescente mobilità della popolazione. Un trasloco può avere diverse motivazioni: ad esempio il cambiamento del posto di lavoro o circostanze familiari. Questi cambiamenti di domicilio in un altro Comune o Cantone non devono prolungare eccessivamente la durata di soggiorno richiesta in vista di una possibile naturalizzazione.
Servizio nazionale degli indirizzi: appianate le ultime divergenze
La Commissione propone, senza voti contrari, di allinearsi al Consiglio degli Stati per quel che riguarda le due divergenze rimanenti nel progetto di legge sul servizio nazionale degli indirizzi (SNI) (23.039). Si tratta da un lato della possibilità di limitare in determinati casi la trasmissione dei dati dell’SNI (art. 9 cpv. 1bis) e dall’altro dell’esenzione dall’obbligo di pagare gli emolumenti per autorità ed enti specifici (art. 14 cpv. 2 lett. b).
La Commissione ha inoltre trattato diverse mozioni:
Con 16 voti contro 9 la Commissione propone di accogliere la mozione Schmid Martin 25.3624 «Rilascio di un permesso per frontalieri per tutta la durata dell’apprendistato». Essa ritiene opportuno prevedere per legge che il permesso per stranieri rilasciato agli apprendisti non debba essere rinnovato ogni anno. Si intende così ridurre il lavoro delle autorità cantonali competenti ed eliminare gli ostacoli inutili per le aziende che impiegano gli apprendisti.
Con 16 voti contro 9 la Commissione ha respinto la mozione Chiesa 25.3742 «Aiuto sociale. Eliminare gli incentivi sbagliati nel settore dell'asilo». Per tre dei quattro titoli di soggiorno la legge prevede già oggi, come chiesto dalla mozione, che il sostegno ai richiedenti l’asilo, alle persone bisognose di protezione non titolari di un permesso di dimora e alle persone ammesse provvisoriamente sia inferiore a quanto previsto per la popolazione residente. Per le persone con statuto di protezione S con permesso di dimora si giustifica che siano trattate alla stregua delle altre persone titolari di un permesso di dimora per quanto riguarda l’aiuto sociale. La Commissione rileva la necessità di trovare una soluzione definitiva per lo statuto S in generale entro la primavera del 2027.
Con 15 voti contro 9, la Commissione propone inoltre di accogliere la mozione Binder 25.3807 «Tenere conto del rapporto sull'antisemitismo e garantire il finanziamento di misure contro il razzismo e l'antisemitismo», già accolta senza voti contrari dal Consiglio degli Stati.
Inoltre, prima di esprimersi sulla mozione Stark «Ridurre gli incentivi sbagliati nella politica d'asilo» (25.3689), la Commissione ha deciso di svolgere alcune audizioni. La mozione chiede che le persone ammesse provvisoriamente, le persone con un permesso N o senza permesso possano domandare un permesso di dimora al più presto dopo dieci anni e non già dopo cinque anni.
Presieduta dalla consigliera nazionale Nina Schläfli (S, TG), la Commissione si è riunita a Berna il 22 e il 23 gennaio 2026.