Secondo l'esecutivo, il testo dell'iniziativa presentata dall'associazione "Alliance Animale Suisse" risulta problematico dal punto di vista del diritto commerciale, poiché il divieto previsto non poggia su norme internazionali. Inoltre, la Costituzione federale non costituisce il livello normativo appropriato per un tale divieto, che andrebbe piuttosto iscritto in una legge.
La nozione di "sofferenze inflitte agli animali" impiegata nel controprogetto si basa sui principi guida dell'Organizzazione mondiale della sanità animale (OMSA), ha spiegato il relatore commissionale Sylvain Freymond (UDC/VD). Per tutti questi motivi il Governo propone di respingere l'iniziativa, preferendole il controprogetto.
La Camera del popolo non ha però seguito in toto le proposte della sua commissione preparatoria. Il consigliere nazionale Kilian Baumann (Verdi/BE) è riuscito a convincere il plenum a richiedere certificati d'importazione all'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria. La maggioranza commissionale si era pronunciata a favore di certificati internazionali.
Se anche il Consiglio degli Stati (oggi la Camera del popolo è stata la prima ad occuparsi del dossier, ndr.) si pronuncerà in tal senso, in futuro pelliccerie, negozi di abbigliamento e rivenditori online svizzeri dovranno, al momento dell'acquisto di prodotti di pellicceria, chiarire il metodo di produzione e fornire la prova che non siano state inflitte sofferenze agli animali.
I prodotti importati e commercializzati illegalmente saranno ritirati dal mercato e le persone responsabili perseguite penalmente. In questo modo la Svizzera lancia un segnale chiaro a favore della protezione degli animali, ha sostenuto Freymond.
Per accelerare le tempistiche, il Consiglio federale ha già emanato un divieto di importazione a livello di ordinanza che è entrato in vigore il primo luglio con un periodo transitorio di due anni.