In riferimento alla decisione della Svizzera di sostenere la risoluzione sulla situazione in Medio Oriente adottata il 27 ottobre dall’Assemblea generale dell’ONU, la Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati (CPE-S) critica il fatto che la decisione sia stata presa dal solo Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Chiede che in futuro il Parlamento venga coinvolto in questo tipo di decisioni. La Commissione è stata inoltre informata in dettaglio sulla situazione in Israele e in Palestina, oltre che sugli sforzi profusi dalla Svizzera nella regione.

In riferimento alla decisione della Svizzera di sostenere la risoluzione sulla situazione in Medio Oriente adottata il 27 ottobre dall’Assemblea generale dell’ONU, la Commissione deplora che il Consiglio federale nel suo complesso e le CPE non siano stati consultati in merito alla posizione della Svizzera. La CPE-S critica il fatto che la decisione sia stata presa dal solo DFAE e che non sia stata quindi sostenuta da tutto lo spettro politico. La risoluzione esige una tregua umanitaria immediata, un accesso umanitario rapido, senza ostacoli e sicuro alla Striscia di Gaza e il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di tutte le parti in conflitto, ma non menziona in alcun modo le terribili azioni terroristiche perpetrate da Hamas. La CPE-S intende esaminare più da vicino i meccanismi che conducono all’elaborazione delle posizioni della Svizzera in seno al Consiglio di sicurezza e all’Assemblea generale dell’ONU, e se necessario rafforzare le possibilità di consultazione degli organi parlamentari competenti. In occasione di una delle sue prossime sedute, la Commissione si occuperà della questione svolgendo un’analisi della situazione.

La CPE-S ha inoltre preso atto delle attività della task force instituita dal Consiglio federale. L’11 ottobre 2023, la task force è stata incaricata dal Consiglio federale di analizzare quali modifiche legislative sia possibile apportare per fare in modo che Hamas e altre organizzazioni attive nella regione vengano classificate come organizzazioni terroristiche e vengano bandite.

Altre de​​cisioni

Con 8 voti contro 1 e 2 astensioni, la CPE-S propone di approvare un progetto di modifica della legge sul Parlamento (20.496). Nello specifico, l’articolo 148 LParl deve essere completato in modo che – una volta che la Commissione europea ha presentato la proposta legislativa sul quadro finanziario pluriennale – il Consiglio federale sia tenuto a sottoporre all’Assemblea federale un rapporto di pianificazione relativo ai programmi e alle agenzie dell’Unione europea ai quali intende associarsi nei settori che esulano dall’accesso al mercato interno.

La CPE-S ha inoltre preso atto del mandato negoziale conferito alla Delegazione svizzera per la 28a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP28), che ha approvato all’unanimità. La Conferenza si terrà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre 2023. La Commissione ha accolto con particolare favore l’intenzione del Consiglio federale di abbandonare le energie fossili e di includere le emissioni provenienti dall’agricoltura nel calcolo delle emissioni dei singoli Paesi.

Infine, la CPE-S è stata consultata sulla Strategia di politica estera 2024-2027. La Commissione sottolinea che la nuova strategia fornisce un’analisi accurata del contesto internazionale, sempre più complesso e instabile, in cui opera la Svizzera. A suo avviso, la strategia costituisce una solida base programmatica, in particolare per lo sviluppo di strategie subordinate.

La CPE-S si è riunita a Soletta, nel Cantone d’origine del suo presidente, alla presenza del consigliere federale Ignazio Cassis, capo del Dipartimento federale degli affari esteri. In occasione di questa seduta extra muros, la Commissione ha visitato l’acciaieria di Gerlafingen. La visita ha fornito lo spunto per approfondire le questioni sollevate nella mozione presentata dal consigliere agli Stati Roberto Zanetti (22.4447) e accolta da entrambe le Camere. La mozione incarica il Consiglio federale di presentare un pacchetto di misure inteso a garantire il sistema di produzione e di riciclaggio della Svizzera. Si tratta in particolare di attenuare gli squilibri del mercato causati dai pesanti interventi che l’UE ha effettuato con la sua politica energetica e industriale in favore dei settori della siderurgia e dell’alluminio.

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