La Commissione ha concluso la deliberazione dell’ultima divergenza rimasta riguardante la revisione della legge sugli embarghi (19.085). Nella sua riunione di agosto aveva deciso di rinviare la propria decisione in attesa del corapporto della CPS-S sulle implicazioni a livello di politica di sicurezza di eventuali sanzioni autonome. La Commissione ha seguito a grande maggioranza la CPS-S e respinto l’adozione di sanzioni autonome da parte della Svizzera

Con 10 voti contro 2 e 1 astensione la Commissione respinge la disposizione introdotta dal Consiglio nazionale nella legge sugli embarghi durante la sessione estiva (art. 2 cpv. 2ter). Tale disposizione prevede la possibilità di emanare sanzioni autonome nei confronti di persone implicate in gravi violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani. A tal proposito, la Commissione ha preso atto del pertinente corapporto della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati (CPS-S). Analogamente a quest’ultima, la maggioranza della CPE-S reputa la modifica introdotta dal Consiglio nazionale un cambiamento di paradigma radicale della politica svizzera in materia di sanzioni. Una siffatta modifica avrebbe inoltre gravi ripercussioni sulla neutralità del nostro Paese e comporterebbe numerose difficoltà in termini di Stato di diritto. La minoranza della Commissione ritiene che il nuovo articolo permetterebbe alla Svizzera di perseguire una politica coerente rispetto alla sua tradizione umanitaria e in materia di rispetto dei diritti umani.

Sempre in tema di politica delle sanzioni, con 10 voti contro 3 la Commissione ha deciso di non dare seguito all’iniziativa parlamentare 19.501 «Introduzione di un fondamento giuridico per applicare sanzioni mirate in caso di gravi violazioni dei diritti dell'uomo e di atti di corruzione da parte di personalità politiche di alto livello». L’iniziativa chiede che il Consiglio federale possa imporre blocchi dei conti bancari nonché dei viaggi a politici stranieri di alto rango che hanno commesso crimini contro l’umanità o che sono coinvolti in gravi casi di corruzione. Rileva inoltre che, fondandosi sulle basi giuridiche vigenti, la Svizzera può già riprendere e sostenere sanzioni mirate dell’ONU e dell’UE. La Commissione osserva che la Svizzera sarebbe lo Stato più piccolo al mondo a introdurre un regime sanzionatorio sul modello del «Magnitsky Act». A suo avviso, la stesura degli elenchi di sanzioni comporterebbe un onere burocratico sproporzionato nonché un rischio di arbitrarietà problematico dal punto di vista dello Stato di diritto. La minoranza è convinta che le cosiddette «smart sanctions» permetterebbero alla Svizzera di sanzionare gravi violazioni dei diritti umani e casi di corruzione in modo mirato e senza ripercussioni negative sulla popolazione civile.

Ulteriori decisioni

  • Iniziativa parlamentare 21.480 «Legge federale sulla continuazione e l’agevolazione delle relazioni tra la Confederazione Svizzera e l’Unione europea ».

  • Nel prossimo trimestre la Commissione si incontrerà con associazioni del mondo economico e partner sociali per confrontarsi sulla situazione di politica europea. Essa adotterà la propria decisione sull’iniziativa parlamentare concernente una legge europea in seguito a tale incontro.

  • La CPE-S è stata consultata in merito ai mandati negoziali del Consiglio federale per la Conferenza ONU sul clima 2022 (COP27) e per la Convenzione sulla protezione contro l’inquinamento da plastica. La Commissione appoggia entrambi i mandati senza voti contrari.