All’apertura della riunione, il presidente del Consiglio degli Stati Stefan Engler (Il Centro, GR) e la presidente della DCE, la consigliera agli Stati Marianne Binder-Keller (Il Centro, AG), hanno dato il benvenuto ai partecipanti. La consigliera nazionale Sibel Arslan (I Verdi, BS), vicepresidente della sottocommissione, e la consigliera nazionale Valérie Piller Carrard (PS, FR) hanno moderato le tre tavole rotonde tematiche.
La Carta sociale europea integra la Convenzione europea dei diritti dell’uomo per quanto riguarda i diritti economici e sociali. Essa tutela, tra l’altro, i diritti nei settori del lavoro, della salute, dell’istruzione e della sicurezza sociale. La Svizzera ha firmato la Carta sociale originaria nel 1976, ma non l’ha ancora ratificata. Diversi tentativi di ratifica sono falliti in Parlamento. Nel suo rapporto del 2014 in adempimento del postulato 10.3004, il Consiglio federale è giunto alla conclusione che la Svizzera soddisfa i requisiti legali minimi per la ratifica della Carta sociale riveduta, senza che siano necessarie modifiche legislative. La ratifica rimane tuttavia politicamente controversa. In questo contesto, la riunione ha offerto l’occasione per discutere le diverse posizioni e le conseguenze concrete di un’eventuale adesione.
Una prima tavola rotonda è stata dedicata al modello svizzero di partenariato sociale. La consigliera nazionale Valérie Piller Carrard ha moderato il dibattito. Ha innanzitutto presentato il suo rapporto sulle linee direttrici europee per combattere il dumping sociale e lo sfruttamento del lavoro, sulla base delle quali l’APCE aveva adottato, nell’aprile 2026, la risoluzione 2653. La questione centrale era come conciliare la tutela dei lavoratori con la competitività economica e un mercato del lavoro flessibile. Rappresentanti dell’Unione svizzera degli imprenditori, di Travail.Suisse, dell’Unione sindacale svizzera e dell’Unione svizzera delle arti e mestieri hanno discusso con esperti dell’amministrazione delle opportunità e delle preoccupazioni legate a una ratifica. In particolare, sono stati affrontati il ruolo dei contratti collettivi di lavoro, la partecipazione delle parti sociali ai controlli e l’applicazione degli standard di lavoro.
Una seconda tavola rotonda, moderata dalla consigliera nazionale Sibel Arslan, si è concentrata sull’attuazione dei diritti sociali negli Stati federali. Ylber Zejnullahu, vicepresidente e membro belga del Comitato governativo della Carta sociale, e il consigliere di Stato urano Urs Janett, capo della Delegazione svizzera al Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa, hanno illustrato la collaborazione tra i vari livelli statali. Si è discusso su come conciliare gli impegni internazionali con le competenze cantonali e comunali e su quali esperienze di altri Stati possano essere di interesse per la Svizzera.
Nella terza tavola rotonda, sempre moderata dalla consigliera nazionale Sibel Arslan, i partecipanti hanno infine affrontato il tema del possibile valore aggiunto della Carta sociale rispetto ai diritti sociali esistenti a livello nazionale e internazionale. A tal proposito, la sottocommissione ha dialogato con Stefan Schlegel, direttore dell’Istituzione svizzera per i diritti umani, Michael Windfuhr, membro del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali, e Giuseppe Palmisano, ex presidente del Comitato europeo dei diritti sociali. Tra i temi trattati figurava il monitoraggio dell’attuazione della Carta sociale.
La seduta si è svolta nell’ambito del 65° anniversario della Carta sociale e del 30° anniversario della sua versione riveduta. Nel gennaio 2026, nella sua risoluzione 2644, l’APACE aveva sottolineato l’importanza dei diritti sociali per la stabilità delle democrazie e la giustizia sociale e aveva esortato i parlamenti nazionali a impegnarsi maggiormente per la loro attuazione.
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