Negli ultimi anni le indennità di partenza versate ai quadri superiori dell’Amministrazione federale hanno dato adito a più riprese a discussioni. Dopo il Consiglio degli Stati, anche la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) propone di vietare il versamento delle indennità di partenza per i quadri superiori adeguando il diritto sul personale federale.

Durante la sessione estiva 2026, il Consiglio degli Stati ha approvato una serie di modifiche del diritto sul personale federale nel quadro dell’attuazione dell’iniziativa parlamentare 23.432, presentata dall’ex consigliere agli Stati Thomas Minder e ripresa dal consigliere agli Stati Jakob Stark. Secondo la nuova normativa il versamento di indennità di partenza ai quadri superiori dell’Amministrazione federale sarà vietato. Si vuole così mettere fine alla prassi attuale, che consiste nel versamento di indennità di partenza ai quadri superiori nell’ambito di una disdetta semplificata. Saranno esclusi dal divieto i casi in cui la risoluzione del rapporto di lavoro si traduce in un caso di rigore. Inoltre, non sarà più possibile concordare contrattualmente indennità di partenza con i quadri superiori e i membri dei consigli di amministrazione delle imprese e degli istituti della Confederazione, né prevedere simili indennità negli statuti. Incaricata a sua volta di esaminare il progetto, la CIP-N lo adotta senza modifiche con 21 voti contro 0 e 4 astensioni. La Commissione ritiene che il disciplinamento attuale abbia dato adito a troppi abusi e non sia più ragionevolmente difendibile. Il Consiglio nazionale si pronuncerà in merito durante la sessione autunnale.

Regole più precise per i crediti urgenti

Le esperienze fatte nel contesto dell’approvazione da parte del Parlamento dei crediti collegati all’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS nella primavera del 2023 hanno indotto la CIP-N a elaborare un progetto di modifica della legge federale sulle finanze della Confederazione (24.400). Il progetto ha l’obiettivo di definire più chiaramente nella legge che la mancata approvazione di crediti urgenti da parte dell’Assemblea federale comporta sempre delle conseguenze giuridiche. Dopo aver preso atto del parere della Commissione delle finanze e della Delegazione delle finanze, che raccomandano di non modificare il diritto vigente, la CIP-N ha confermato, con 20 voti contro 3, di volere entrare in materia. Ha poi confermato le decisioni prese nel novembre 2025, quando con 21 voti contro 4 aveva adottato il progetto nella votazione sul complesso. Una minoranza della Commissione propone di non entrare in materia. Un’altra minoranza auspica che il Consiglio federale disponga di un margine di manovra più ampio quando deve attuare una decisione negativa dell’Assemblea federale. Spetta ora al Consiglio federale esprimersi sul progetto, che potrà essere trattato dal Consiglio nazionale nella sessione invernale.

Sì all’introduzione di un referendum finanziario facoltativo a livello federale

La Commissione ha deciso, con 13 voti contro 10, di dare seguito a un’iniziativa del consigliere nazionale Bäumle (25.488), che chiede che alcune decisioni finanziarie del Parlamento (p. es. i crediti d’impegno e limiti di spesa superiori a un certo importo) siano sottoposte a referendum facoltativo. La maggioranza della Commissione ritiene che il referendum finanziario a livello federale rafforzerebbe in modo determinante la democrazia diretta: i cittadini avrebbero la possibilità di esprimersi sulle spese importanti, come fanno in materia legislativa. Inoltre, secondo alcuni studi il referendum finanziario ha un effetto preventivo di contenimento della spesa pubblica. A fronte dell’importante aumento delle uscite della Confederazione negli ultimi 20 anni, la minaccia del referendum finanziario indurrà il Consiglio federale e il Parlamento a dare prova di maggiore rigore finanziario. Infine, la maggioranza ricorda che questo strumento si è già dimostrato efficace in numerosi Cantoni e Comuni e che non ci sono ragioni per credere che non sarà così anche a livello federale. I dettagli relativi alla definizione delle decisioni finanziarie sottoposte a referendum facoltativo e alla determinazione dei valori limite potranno essere discussi al momento dell’elaborazione del progetto di legge.

La minoranza della Commissione sottolinea che le uscite della Confederazione sono perlopiù legate a leggi federali già soggette a referendum. L’introduzione di un referendum finanziario potrebbe peraltro avere un impatto negativo sulla capacità d’azione della Confederazione e sulla pianificazione delle politiche pubbliche (p. es. la politica agricola). Infine, secondo la minoranza il freno all’indebitamente è sicuramente uno strumento più adeguato per garantire il rigore finanziario.

Obbligo per il Consiglio federale di motivare in un rapporto la legittimità del ricorso al diritto di necessità

La Commissione ha accolto all’unanimità un progetto di legge elaborato dalla sua commissione omologa nel quadro dell’iniziativa Caroni 23.439 e già approvato dal Consiglio degli Stati. Il progetto introduce l’obbligo per il Consiglio federale di motivare in un rapporto l’adempimento delle condizioni giuridiche per ricorrere al diritto di necessità in virtù dell’articolo 184 capoverso 3 o 185 capoverso 3 della Costituzione federale. L’obbligo di motivazione riguarderà anche le ordinanze che il Consiglio federale emana fondandosi su una competenza conferitagli da una base legale relativa alla gestione di una crisi. Nella sua analisi giuridica il Consiglio federale dovrà in particolare esaminare gli effetti sui diritti fondamentali e la compatibilità con il diritto superiore. La Commissione ritiene che il progetto permetterà di migliorare la comprensione e la legittimità delle misure adottate dal Consiglio federale nelle situazioni di crisi. Sempre all’unanimità, ha poi respinto la proposta del Consiglio federale di limitare l’obbligo di motivazione soltanto alle ordinanze fondate sulla Costituzione. L’oggetto sarà trattato dal Consiglio nazionale nella sessione autunnale.

No alla reintroduzione delle domande d’asilo nelle ambasciate

Con 17 voti contro 8, la Commissione respinge l’iniziativa parlamentare del consigliere nazionale Tschopp «Garantire la sicurezza delle rotte migratorie. Reintrodurre il diritto di depositare domande d'asilo presso le ambasciate e i consolati» (25.491). L’iniziativa chiede di reintrodurre la possibilità di presentare domande d’asilo presso le rappresentanze della Svizzera all’estero. Questa possibilità era stata abolita nel quadro della revisione della legge sull’asilo accettata dal Popolo nel 2013. La Commissione ritiene che una sua reintroduzione comporterebbe un importante onere amministrativo e che, in assenza di sforzi a livello europeo, innescherebbe un aumento indesiderato delle domande. Le persone la cui vita o integrità fisica è in imminente e serio pericolo dispongono di altre vie legali per ottenere protezione in Svizzera, ad esempio i visti umanitari e i programmi di reinsediamento. Una minoranza della Commissione è favorevole alla reintroduzione della possibilità di depositare domande d’asilo presso le rappresentanze svizzere per motivi umanitari. Lo riterrebbe un importante contributo alla creazione di rotte migratorie sicure e alla lotta contro i gruppi criminali di passatori.

Statuto dei parlamentari: nessun inasprimento delle regole in materia di conflitti d’interesse

Con 15 voti contro 7 e 1 astensione, rispettivamente 14 voti contro 9, la Commissione propone di non dare seguito alle due iniziative parlamentari (25.470 e 25.471) presentate dalla consigliera nazionale Greta Gysin. La prima iniziativa mira a introdurre nelle commissioni l’obbligo di ricusa dalle discussioni e votazioni in cui i parlamentari abbiano relazioni d’interesse connesse a remunerazioni economiche, incluso il sostegno finanziario ricevuto per campagne elettorali. Secondo la Commissione, benché occorra riconoscere che le relazioni d’interesse di alcuni parlamentari sollevino a volte qualche interrogativo, l’attuazione dell’iniziativa comporterebbe numerose difficoltà. È inoltre difficilmente compatibile con il sistema di milizia. La minoranza ritiene invece inaccettabile che i parlamentari che hanno interessi finanziari diretti prendano parte alle discussioni nelle commissioni.

La seconda iniziativa ha lo scopo di introdurre un obbligo per i parlamentari di dichiarare, mediante fasce di reddito, i redditi derivanti da mandati extraparlamentari. La Commissione ritiene che un obbligo in questo senso non risponda a un interesse pubblico oggettivo, non comporti alcun valore aggiunto oggettivo e suggerisca a torto l’esistenza di un nesso tra l’importo della remunerazione e l’impegno con cui un parlamentare difenderà determinati interessi. Per la minoranza, invece, questo tipo di informazione riveste sicuramente interesse per i cittadini e andrebbe quindi reso pubblico.

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Con 22 voti contro 2, la Commissione propone di non dare seguito all’iniziativa parlamentare (25.472) presentata dall’ex consigliere nazionale Beat Flach, tesa a introdurre un nuovo strumento, la petizione digitale, che si aggiungerebbe ai diritti popolari esistenti. Attualmente le petizioni possono essere presentate in modo molto semplice, senza regole di forma vincolanti. È inoltre già possibile presentare petizioni digitali. La Commissione preferisce non andare a complicare l’attuale sistema.

La Commissione ha infine deciso senza proposte contrarie di conferire la garanzia federale alla Costituzione del Cantone di Appenzello Esterno totalmente riveduta (26.050).

Presieduta dalla consigliera nazionale Nina Schläfli (S, TG), la Commissione si è riunita a Berna il 3 e il 4 settembre 2026.