Con 10 voti contro 0 contrari e 1 astensione, la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-S) ha presentato una mozione (25.3021) che chiede al Consiglio federale di intensificare i controlli ai confini della Svizzera e di rafforzare le misure volte a respingere sistematicamente le persone senza un permesso di dimora valido e che non presentano domanda d’asilo. Gli obiettivi perseguiti sono la lotta contro la migrazione irregolare, il mantenimento della sicurezza interna e la riduzione della criminalità transfrontaliera.

L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) effettua già oggi controlli doganali di merci e persone ai confini. Questi controlli costituiscono un filtro di sicurezza per la Svizzera e rafforzano il senso di sicurezza oggettivo e soggettivo della popolazione. La Commissione ritiene importante intensificare questi controlli per contrastare l’ingresso nel nostro Paese di persone che non dispongono di alcun permesso di dimora e non intendono presentare domanda di asilo. Secondo la Commissione, una misura di questo tipo contribuirebbe a migliorare la sicurezza interna in Svizzera. In questo senso ha presentato una mozione 25.3021 «Intensificare i controlli ai confini della Svizzera». Ritiene invece che l’introduzione di controlli «sistematici» o «esaustivi» sia impensabile, sia per ragioni finanziarie e pratiche (contiamo più di 400 valichi di frontiera), sia per quanto riguarda il rispetto del Codice frontiere Schengen. Con 6 voti contro 5, la Commissione propone quindi di respingere la mozione Chiesa 23.4448 «Protezione delle frontiere nazionali svizzere».

Espulsione degli stranieri che commettono reati: verso un disciplinamento più rigoroso

Con 8 voti contro 1 e 1 astensione, la Commissione si è allineata alla decisione della sua Commissione omologa del Consiglio nazionale di dare seguito a un’iniziativa parlamentare presentata dal consigliere nazionale Jean-Luc Addor (V, VS) riguardante l’espulsione degli stranieri che commettono reati. L’iniziativa parlamentare chiede, in caso di condanna per crimini violenti, di non prendere in considerazione i legami dell’autore con il suo Paese d’origine nel ponderare se l’autore debba essere espulso o meno (23.443 «Espulsione degli stranieri che commettono reati. Per una ponderazione degli interessi conforme al buon senso»). Secondo la Commissione, i tribunali invocano con troppa generosità la clausola dei casi di rigore, in particolare quando si tratta di reati gravi, per i quali l’interesse pubblico al pronunciamento dell’espulsione è particolarmente forte. Di conseguenza, ciò che doveva rimanere l’eccezione è diventato la regola; questa tendenza deve essere invertita.

Il regime pensionistico dei magistrati deve restare

Secondo il diritto vigente, dopo la cessazione delle loro funzioni i membri del Consiglio federale, del Tribunale federale e il cancelliere della Confederazione ricevono una pensione pari alla metà della retribuzione di un magistrato in carica. Contrariamente alla CIP-N, con 11 voti contro 2 la Commissione ha deciso di respingere un’iniziativa parlamentare (24.402) del consigliere nazionale Rémy Wyssmann (V, SO), secondo la quale i magistrati dovrebbero essere trattati come gli altri assicurati per quanto riguarda la previdenza professionale. La normativa vigente è semplice e non burocratica. Garantisce l’indipendenza dei magistrati, che non sono quindi costretti a cercare nuove attività professionali già durante il loro mandato.

L’indirizzo privato degli autori di iniziative popolari non deve essere reso pubblico

La Commissione propone all’unanimità di accogliere la mozione Badran 24.3425 («Sostituire l’indirizzo di domicilio privato come identificatore degli autori di iniziative popolari»), già approvata dal Consiglio nazionale. Ritiene che l’identificazione degli autori di iniziative popolari possa essere garantita da altri criteri, come l’indicazione del luogo di domicilio e della data di nascita. L’indirizzo privato non deve quindi essere reso pubblico.

Basta ai paracaduti d’oro nell’Amministrazione federale: no alla mozione perché il Parlamento si è già attivato

La Commissione ha deciso senza controproposta di respingere la mozione Golay (24.3481) adottata dal Consiglio nazionale, secondo la quale le indennità di partenza dovrebbero essere versate ai collaboratori dell’Amministrazione federale soltanto in casi eccezionali. Poiché un’iniziativa parlamentare con una richiesta simile (23.432) è già stata accolta dal Consiglio degli Stati e dalla CIP-N, la Commissione ha già ricevuto l’incarico di elaborare un progetto, e non è pertanto necessario che anche il Consiglio federale se ne faccia carico.

Rapporto del Consiglio federale sulla raccolta elettronica delle firme

La Commissione ha preso atto del rapporto del Consiglio federale in adempimento del postulato della CIP-N 21.3607 «Raccolta elettronica delle firme per le iniziative e i referendum». Il rapporto esamina la possibilità di digitalizzare l’attuale procedura di raccolta delle firme per le iniziative popolari e le domande di referendum a livello federale. La Commissione ricorda che il Consiglio degli Stati ha adottato due mozioni sull’argomento durante la sessione invernale 2024 e attende di conoscere il destino che sarà presto riservato loro dalla sua Commissione omologa (24.3851 mo. Mühlemann. «Rapida introduzione della raccolta elettronica delle firme»; 24.3905 mo. Michel Matthias. «Progetto pilota per la raccolta elettronica delle firme con l'infrastruttura di fiducia dell’Id-e»).

Presieduta dal consigliere agli Stati Daniel Fässler (M-E/AI), la Commissione si è riunita l’11 febbraio 2025 a Berna.

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