Messaggio di saluto della presidente del Consiglio nazionale Christa Markwalder
Fa stato la versione orale
Onorevole Consigliere federale,
Signor Commissario per le lingue ufficiali del Canada,
Signora Delegata federale al plurilinguismo,
Signor Capo del Controllo parlamentare dell’amministrazione,
Gentili Invitati,
Signore e Signori,
è un onore per me trasmettervi i saluti dell’Assemblea federale. Porgo il benvenuto al Commissario per le lingue ufficiali del Canada e mi congratulo con gli organizzatori di questa manifestazione, in particolare la Ticinese Nicoletta Mariolini e il Neocastellano Nicolas Grosjean.
Questa italofona e questo francofono ci ricordano, a noi germanofoni maggioritari, che uno dei fondamenti del nostro Paese è il rispetto delle minoranze. La Confederazione Elvetica ha iniziato a esistere veramente soltanto dopo aver riconosciuto le sue lingue e le sue regioni linguistiche: la Svizzera tedesca, la Svizzera romanda e la Svizzera italiana. Nel 1939 ha fatto lo stesso con la Svizzera romancia.
Le aree linguistiche sono la testimonianza di influenze molto antiche. Esse non coincidono né con le frontiere geografiche, né con l’organizzazione politica, né con l’appartenenza confessionale. Le frontiere linguistiche non si sovrappongono nemmeno agli assi di sviluppo economico. I legami intessuti dalla lingua sono d’altra natura.
Spetta ai Cantoni designare le loro lingue ufficiali, come sancito dalla Costituzione federale. Essi rispettano la composizione linguistica delle regioni e le loro minoranze linguistiche. La legge conferisce loro il compito di promuovere gli scambi tra le regioni linguistiche e i Cantoni bilingui o plurilingui ricevono un sostegno. I Grigioni e il Ticino sono sollecitati a salvaguardare le loro lingue minoritarie.
Sono cresciuta in un Cantone bilingue e questo ha senza dubbio contribuito al mio attaccamento verso le lingue nazionali. Il Popolo svizzero è sensibile alle lingue straniere e all’importanza di apprenderle. Ma l’inglese è un pomo della discordia: deve essere subordinato alle lingue nazionali? I Cantoni romandi, il Ticino e i Cantoni bilingui ne sono convinti, ma alcuni Cantoni germanofoni mettono in dubbio questo principio.
In realtà, benché la Svizzera sia strutturalmente multilingue, molti dei suoi abitanti restano risolutamente monolingui. I deputati federali sono spesso molto sorpresi quando partecipano per la prima volta ai dibattiti delle commissioni parlamentari. Siccome ognuno si esprime nella propria lingua, i «latini» devono parlare in tedesco per essere compresi e seguiti. I germanofoni invece devono convincere Romandi e Ticinesi per formare delle maggioranze.
Signore e Signori,
certo, l’inglese della globalizzazione esercita una grande attrattiva. Ma la Svizzera è una nazione fondata sulla volontà ed è importante che la nostra gioventù conosca una seconda lingua nazionale. Ne va della ricchezza dei nostri scambi e della nostra coesione. Lo Zurighese che legge e si esprime in francese si appropria dell’immensa cultura francofona; il Ginevrino che padroneggia il tedesco si sente a casa sua sulle rive della Limmat e nell’area germanofona, soprattutto se il suo orecchio si abitua al dialetto locale. L’italiano poi è la lingua solare della Svizzera che ci lascia scorgere il mare oltre le montagne.
La lingua è una patria. Le competenze nella lingua del vicino espandono il nostro territorio interiore e rafforzano la nostra identità. È dunque vitale che le autorità elvetiche e il nostro Parlamento diano il buon esempio riguardo al multilinguismo lavorando, dibattendo e legiferando nelle tre lingue nazionali.
Vi ringrazio per la vostra attenzione.