Ansprache von Nationalratspräsidentin Chiara Simoneschi-Cortesi anlässlich der offiziellen Präsidialfeier an der Università della Svizzera italiana. Lugano, 3. Dezember 2008

 
Es gilt das gesprochene Wort / la version orale fait foi

Signor presidente del Parlamento.
Signor presidente del Governo,
Signora Consigliera federale,
Autorità federali , cantonali, comunali.
Autorità militari, civili e religiose,
Signore e Signori,

non è facile intervenire dopo tanti ed importanti oratori, anche perché le emozioni non sempre lasciano abbastanza spazio alla razionalità.

Desidero dunque per prima cosa ringraziarvi tutti, per le care e gentili parole: le serberò nel mio cuore e saranno come un viatico che mi accompagnerà in questo bellissimo anno di presidenza del Consiglio nazionale.
Se qualcuno mi avesse detto, una decina di anni fa, che mi sarebbe toccato questo importante compito, non ci avrei mai creduto. L’occasione si è presentata due anni fa, quando le amiche e gli amici del gruppo latino PPD mi hanno detto: adesso tocca a te, Chiara, poiché sono 30 anni che non c’è più un presidente ticinese o italofono. Ho sentito subito una grande responsabilità: non potevo non provarci… e così è stato: ho tentato e ci sono riuscita!

Oggi, ancor più di lunedì scorso al momento dell’elezione, vi sono qui riunite tante persone care; come ebbi modo di dire allora, ci tengo a ribadire oggi a voi tutti, famigliari, amici e conoscenti… GRAZIE!

Grazie di avermi aiutato, stimolato, anche criticato, accompagnato con amicizia e affetto in questo lungo cammino che mi ha portato qui, nella mia Lugano, a festeggiare con voi questo avvenimento. Mancano purtroppo alcune persone care – a cominciare dai miei genitori come pure qualche amica od amico già scomparsi - alle quali va pure la mia grande riconoscenza. Sono infatti fermamente convinta, che noi diventiamo e siamo quello che siamo, non solo grazie al nostro impegno e al nostro operare, ma anche grazie agli incontri, alla collaborazione, all’amicizia di tutte quelle persone che abbiamo incontrato nella nostra vita.

In questo senso, è doveroso ringraziare anche tutta la popolazione ticinese che mi ha di volta in volta fatto fiducia e mi ha eletto nei vari consessi: grazie a questa fiducia ho potuto mettermi al sevizio della collettività a Comano, a Bellinzona e a Berna, per cercare e trovare insieme agli altri (colleghi ) le  soluzioni migliori e più giuste ai vari problemi che si sono presentati e che si presentano: perché questo è il senso della politica, perché questo è il compito che ci viene affidato, perchè è questo che i cittadini si attendono da noi.

Sono dunque molto fiera, care amiche e cari amici, cari colleghi e rappresentanti delle varie Autorità e cari concittadini di poter rappresentare, per un anno, attraverso la mia persona, non solo il Parlamento bensì pure il nostro Cantone, con la nostra lingua e la nostra cultura.

Come sapete il ruolo del presidente del Consiglio nazionale è giustamente circoscritto a funzioni organizzative e di rappresentanza. Ed è proprio in queste ultime che sarà un mio preciso dovere far conoscere meglio e far apprezzare il nostro sistema democratico e con esso una delle sue parti fondanti: il Cantone Ticino che, insieme con le quattro valli del Grigioni italiano, formano la Svizzera italiana.

La Costituzione del 1848, con i susseguenti aggiustamenti e aggiornamenti, ha dotato il nostro Paese di un insieme di norme democratiche che hanno reso possibile un piccolo “miracolo”. La Svizzera ha saputo sviluppare un sistema politico ed istituzionale che, se applicato, ci fornisce gli strumenti per far fronte a tutte le difficoltà. Federalismo, diritti popolari, rispetto delle minoranze, concordanza, plurilinguismo, coesione nazionale, sono tutti valori preziosi, legati fra loro da un equilibrio delicato, cui dobbiamo prestare la massima attenzione. Nel mio anno di presidenza intendo essere l’ambasciatrice di questi valori e ricordare che è proprio grazie ad essi che abbiamo goduto della stabilità politica, che a sua volta è stata foriera di uno viluppo economico, sociale e culturale che non ha pari. Si tratta dunque di una sorta di tesoro che ci è stato dato in eredità dai nostri avi. Occorre pertanto preservare questo gioco di equilibri delicati ed evitare ogni tentazione di ripiegamento in egoismi si varia natura, personali o regionali. Occorre che tutti si diano da fare, per quanto possibile, per concorrere, secondo le proprie forze, a costantemente migliorare la situazione non solo della propria famiglia, ma anche di tutta la comunità. Ciò è possibile solo seguendo l’antico motto iscritto nel soffitto del Gran Consiglio a Bellinzona, come pure sotto il cupolone di Palazzo federale a Berna, “Tutti per uno, uno per tutti”.

Per tutte queste ragioni, un posto rilevante nella mia presidenza sarà assegnato al tema dell’importanza della componente italiana nel concerto della Confederazione. Se pensate che dal 1848 ci sono stati solo 7 presidenti di lingua e cultura italiana, mi sembra evidente che qualcosa nella promozione delle pari opportunità per gli appartenenti alle minoranze non funziona più a dovere. D’altra parte, da quando sono a Berna, insieme con i colleghi della DTI abbiamo dovuto intervenire più volte e ricordare al CF i principi  iscritti nella Costituzione , nelle leggi e nei regolamenti, principi che troppo spesso rimangono lettera morta. Mi riferisco non solo al fatto che c’è una sottorappresentanza cronica di italofoni in seno all’amministrazione federale, ma che addirittura già a livello di concorsi si fabbricano degli ostacoli insuperabili a chiunque volesse provare ad entrarvi. L’efficientismo e il risparmiamo ad ogni costo, che è stata un po’ la divisa degli ultimi anni, non hanno purtroppo  migliorato le cose. Una nota positiva e un motivo di speranza risiede invece nella decisione, presa dal Parlamento l’anno scorso, di discutere e poi varare anche contro la volontà del Governo un importante strumento di valorizzazione del quadrilinguismo svizzero: mi riferisco alla Legge federale sulle lingue e sulla comprensione tra le comunità che, a partire dal 2010, dovrebbe sancire finalmente un impegno accresciuto della Confederazione e dei Cantoni nel preservare, promuovere e valorizzare le lingue nazionali e con esse il dialogo tra le varie componenti culturali del nostro Paese. Sono infatti fermamente convinta, che la multiculturalità e il plurilinguismo non sono manifestazioni di folclore, magari da mettere in soffitta o da banalizzare con le pseudo canzoni popolari, ma valori fondamentali per la coesione nazionale, parte integrante dell’identità svizzera.

Ed è proprio qui, su questo tema, che si inserisce il mio possibile apporto come presidente ticinese. Come già affermato più volte, durante il mio anno di presidenza, cercherò di privilegiare le visite all’interno della Svizzera, piuttosto che all’estero. Visiterò dunque tutti coloro che mi inviteranno – gli inviti si stanno già accumulando sul mio tavolo- e, per il tramite della mia presenza, cercherò anche di far conoscere meglio il nostro Cantone, le sue peculiarità storiche, linguistiche e culturali.

Il Cantone Ticino è un Paese straordinario: negli ultimi decenni, a partire dagli anni 50  – contrassegnati ancora da difficoltà economiche e sociali notevoli –,  il nostro Cantone, grazie all’impegno, ai tanti sacrifici di intere generazioni di donne e uomini, semplici cittadini e Autorità si è sviluppato in un luogo che molti ci invidiano: abbiamo costruito, talvolta dal nulla, tutto: le scuole, le strade, gli ospedali. Abbiamo sviluppato il commercio, il turismo e la terza piazza finanziaria. Negli ultimi decenni abbiamo istituito la rete delle scuole superiori, gli istituti professionali, quelli universitari ( USI e SUPSI); abbiamo dato il via alla ricerca fondamentale e applicata, abbiamo favorito l’innovazione, veri motori della crescita, sia economica che culturale; il nostro Cantone è stato pure innovativo in altri campi con i suoi “Tessiner Modelle” nel campo sociale, sanitario educativo. Dulcis in fundo: il Ticino ha una natura stupenda, direi sontuosa, con un clima che ogni giorno è un regalo, ha delle vestigia storiche e artistiche invidiabili, pensiamo solo al nostro Romanico.. e potrei continuare.

Ebbene, nel mio anno di presidenza intendo far conoscere questo Ticino, di cui noi tutti dobbiamo essere orgogliosi e forse anche un po’ più consapevoli. Certo anche da noi ci sono delle cose che non vanno; certo non tutto è perfetto… ma di sicuro, come sempre, tutto è perfettibile: a un patto.. che tutti noi ci mettiamo assieme, che tutti noi diamo il nostro apporto per raggiungere una meta comune, che tutti noi diciamo, come Barak Obama, “Yes, we can”!  - “Si ga la faremm”! -

Grazie!