Sessione

Anche se per pochi voti di scarto (22 a 18), il Consiglio degli Stati ha bocciato oggi una mozione del Consigliere agli Stati Filippo Lombardi (PPD/TI) mediante la quale avrebbe voluto obbligare i Cantoni ad introdurre il voto elettronico entro il 2019: per la maggioranza, una simile opzione è politicamente e tecnicamente irrealistica.Lombardi si è detto scandalizzato per i ritardi accumulati in questo settore, ritardi che di fatto impediscono a molti Svizzeri all'estero di esercitare i propri diritti politici.Il "senatore" ticinese ha accennato in particolare a quei 174 mila connazionali - su oltre 750 mila espatriati - iscritti nei cataloghi elettorali, parte dei quali non ha potuto votare alle ultime elezioni federali dopo che la Cancelleria federale ha bocciato l'e-voting a causa di una falla a livello di sicurezza in 9 Cantoni (Argovia, Friburgo, Glarona, Grigioni, San Gallo, Sciaffusa, Soletta, Turgovia e Zurigo), consentendolo solo in quattro (Basilea Città, Ginevra, Lucerna, Neuchâtel).Si è trattato di un brutto colpo per gli Svizzeri all'estero, secondo Filippo Lombardi, che a giusto titolo si sentono discriminati. Il Ticinese pensa soprattutto a coloro che si trovano lontano dalla patria per un periodo transitorio, e non definitivo, e intendono continuare a votare.Insomma, nonostante le promesse del Consiglio federale di consentire alla maggioranza della Quinta svizzera di votare elettronicamente entro il 2015, gli espatriati dovranno attendere ancora, ben oltre il 2019, si è lamentato Lombardi.Questa mozione, secondo Lombardi, dev'essere un "segnale" lanciato ai Cantoni ritardatari affinché affrontino finalmente il problema con la giusta determinazione, anche cooperando tra di loro, adottando magari il sistema in funzione in quei Cantoni dove ha dato buona prova di sé (vedi Ginevra, n.d.r.).Nel corso della discussione, Lombardi ha potuto contare sul sostegno di altri "senatori", come Beat Vonlanthen (PPD/FR), che ha giudicato la situazione attuale "indegna" e sostenuto che vi è tempo a sufficienza per adottare i correttivi necessari entro il 2019. Philipp Müller (PLR/AG) ha affermato di non capire i tentennamenti del Consiglio federale, in un periodo come questo caratterizzato dall'esplosione della comunicazione elettronica.I contrari, come Stefan Engler (PPD/GR) e Peter Föhn (UDC/SZ), hanno sottolineato il carattere per niente rispettoso del federalismo della mozione Lombardi. Engler ha fatto notare, inoltre, che il voto elettronico andrebbe garantito a tutti gli elettori, e non solo agli espatriati. Ad ogni modo, tre anni per un riforma del genere sono a suo dire troppo pochi.Dello stesso parere anche Pascale Bruderer (PS/AG), nonostante la "senatrice" socialista abbia riconosciuto la bontà della proposta Lombardi, utilissima non solo per la Quinta svizzera, ma anche per i portatori di handicap, come i ciechi, che oggi per votare devono farsi accompagnare.Nel suo intervento, il Cancelliere della Confederazione, Walter Thurnherr, ha accennato alle difficoltà politiche di un simile obbligo: diversi Cantoni, tra cui il Ticino, dovrebbero dotarsi delle basi legali per poter offrire il voto elettronico.Prima ancora, qualora la mozione venisse accolta dal Parlamento, la Confederazione sarebbe obbligata a modificare la legge sui diritti politici, un processo che può durare 2 o 3 anni nel migliore dei casi. Insomma, pensare di poter introdurre il voto elettronico in tutti i Cantoni per le elezioni federali del 2019 sarebbe non solo precipitoso, ma irrealistico secondo il Cancelliere della Confederazione.Thurnherr ha ricordato inoltre le difficoltà in passato all'adozione generalizzata del voto per corrispondenza, una "rivoluzione" in fondo assai meno complicata rispetto all'e-voting, sistema che pone secondo il Cancelliere problemi assai complessi, come la garanzia della segretezza del voto.Viste le difficoltà politiche e tecniche, Thurnherr ha sconsigliato di forzare la mano ai Cantoni, ai quali va lasciato il tempo per prepararsi nei tempi e nei modi che essi reputeranno più opportuni.