Sessione

Gli agricoltori non intendono essere degradati a "giardinieri", ma vogliono continuare a fare ciò che hanno sempre fatto: produrre derrate alimentari per garantire, anche in futuro, l'approvvigionamento del Paese, traendo dal loro lavoro un reddito dignitoso.Questa, in sintesi, la motivazione che ha spinto oggi la maggioranza del Consiglio nazionale (91 voti a 83 e 19 astenuti) ad approvare l'iniziativa popolare "Per la sicurezza alimentare" dell'Unione svizzera dei contadini (USC), al termine di un dibattito protrattosi per sette ore. Gli Stati devono ancora esprimersi.L'iniziativa, invisa alla commissione preparatoria e al Consiglio federale, domanda alla Confederazione di completare l'articolo 104 della Costituzione federale rafforzando l'approvvigionamento della popolazione con derrate alimentari di qualità provenienti da una produzione indigena sostenibile.A tale scopo, le autorità federali dovrebbero adottare provvedimenti contro la perdita di terreni coltivabili. Oltre a ciò, il settore non dovrebbe venir oppresso da un'eccessiva burocrazia e agli agricoltori andrebbe garantita sicurezza sia del diritto che del livello di investimenti.Agricoltura, non si può tornare indietroDurante la lunga discussione, gli argomenti sviscerati dai favorevoli (PPD, PBD, gran parte dell'UDC e diversi PLR) come dai contrari (PS e Verdi liberali) si sono contraddistinti per una certa ripetitività.Per il campo rosso-verde, l'iniziativa è inutile poiché molti degli obiettivi che si prefigge sono già garantiti a livello costituzionale. La nuova legge sulla pianificazione del territorio e la politica agricola 2014-2017 tengono già conto della necessità di proteggere maggiormente le superfici agricole e la produzione sostenibile, ha dichiarato Silva Semadeni (PS/GR).A parere della deputata grigione, l'iniziativa ha un solo obiettivo: aumentare ancora di più la produzione di derrate benché il settore possa vantare tassi di produttività tra i più elevati al mondo. Per ottenere un maggior grado di auto approvvigionamento - già molto elevato secondo Semadeni poiché toccherebbe il 60% - "sarà quindi necessario ricorrere maggiormente a pesticidi, fertilizzanti e foraggio estero, con conseguenze nefaste sull'ambiente e sulla salute dell'uomo".A parere della consigliera nazionale socialista, l'iniziativa mette in pericolo gli obiettivi ambientali contenuti nella politica agricola 2014-2017. "Non si può tornare indietro", secondo la Consigliera nazionale socialista, secondo cui sono finiti i tempi dell'agricoltura intensiva.Diversi oratori hanno criticato la genericità, se non la nebulosità, dell'iniziativa, che non dice nulla su come raggiungere gli obiettivi che si prefigge. Dietro la cortina fumogena della sostenibilità, hanno obiettato alcuni, si nasconde il desiderio di farla finita con gli obiettivi ecologici inclusi nella politica agricola.La Svizzera non è un'isolaStando a diversi esponenti del PLR, tra cui il consigliere nazionale ticinese Giovanni Merlini, le disposizioni costituzionali in vigore che promuovono un'agricoltura multifunzionale sono "sufficienti". Inutile quindi appesantire ulteriormente la Carta fondamentale. La produzione agricola elvetica ha raggiunto un livello invidiabile per produttività e varietà: c'è cibo per tutti e a prezzi moderati.La Svizzera non è un'isola, ha detto Beat Walti (PLR/ZH). l'autarchia alimentare è forse un bel sogno, ma non è realizzabile. Il protezionismo rischia di mettere in pericolo le nostre relazioni commerciali con l'estero, mentre per la nostra economia è indispensabile poter accedere ai mercati mondiali, hanno puntualizzato diversi oratori.Meno terreni agricoli, più popolazione: un mix pericolosoI sostenitori dell'iniziativa - tra cui Marco Romano (PPD/TI) che ha spezzato una lancia a favore dell'agricoltura ticinese sotto pressione anche a causa del franco forte - hanno sostenuto l'urgenza di aumentare il grado di approvvigionamento interno in derrate alimentari, oggi attorno al 50%, livello che rischia di erodersi ulteriormente vista la costante estensione dei boschi e la forte pressione edilizia sul territorio."Ogni secondo un metro quadrato di terreno è inghiottito dal cemento", ha affermato il presidente dell'USC Jacques Bourgeois (PLR).L'aumento demografico, i cambiamenti climatici e la conseguente corsa all'accaparramento di terre coltivabili ci suggeriscono che è urgente rafforzare la produzione interna di derrate alimentari per evitare un'eccessiva dipendenza dall'estero.In futuro non è sicuro che le vie di approvvigionamento internazionali rimangano accessibili al nostro Paese, già fortemente dipendente dall'estero, hanno indicato vari esponenti dell'UDC, i quali hanno sovente ricordato il forte sostegno popolare all'iniziativa: in tre mesi ha raccolto quasi 150 mila sottoscrizioni (un record, n.d..r), segno che la popolazione è sensibile all'argomento e si attende che la politica faccia qualcosa.Contadini non sono giardinieriDiversi sostenitori dell'iniziativa hanno puntato il dito contro l"ecologizzazione" strisciante dell'agricoltura, un'attività sempre più orientata alla protezione dell'ambiente e del paesaggio - con tutti i lacci e lacciuoli burocratici che tale trasformazione comporta - e meno alla produzione vera e propria.I contadini sono stati degradati a meri giardinieri e così non va, si è sentito in aula. Diversi fautori del testo hanno sottolineato la necessità di garantire al settore agricolo un futuro: i redditi delle famiglie contadine sono ridotti all'osso, tanto che molti agricoltori preferiscono chiudere baracca, anche perché i figli non se la sentono di rilevare l'impresa.L'iniziativa è un progetto generazionale volto a rafforzare a lungo termine la sicurezza alimentare per la popolazione e creare migliori prospettive future per le famiglie di contadini, ha sostenuto da parte sua Marco Romano.Secondo l'esponente democristiano, non si può esigere dall'agricoltura di approvvigionare la popolazione in quantità sufficiente di materie agricole di qualità e di consumare locale, senza porre le basi per questa produzione.