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Dopo gli Stati, anche il Consiglio nazionale ha approvato - all'unanimità - la revisione totale della legge sull'approvvigionamento del Paese (LAP) in periodo di crisi. La Camera del popolo l'ha però modificata per favorire l'agricoltura e la selvicoltura. Il dossier torna dunque alla Camera dei cantoni.La legge attuale risalente al 1982 è superata, le relazioni economiche e i mezzi di comunicazione sono cambiati. Bisogna pertanto modernizzare e accelerare le procedure per assicurare l'approvvigionamento del paese, ha spiegato il relatore della commissione Pierre-Alain Fridez (PS/JU). Il giurassiano ha ricordato che l'opzione autarchia non è una praticabile: la Svizzera importa il 100% delle materie prime di cui ha bisogno, l'80% dell'energia e 40% delle derrate alimentari.Grazie alla riforma, il Consiglio federale potrà adottere misure per rafforzare la resistenza dei sistemi e delle infrastrutture. Le aziende considerate sensibili dovranno impegnarsi a prendere misure preventive. L'impalcatura della nuova normativa rimane comunque pressoché uguale: vengono tuttavia snellite le procedure affinché la Confederazione possa intervenire con tempestività prima che si verifichino danni gravi all'economia.Il settore dei beni essenziali (alimenti, farmaci, petrolio) subirà solo piccoli cambiamenti. Misure come lo stoccaggio obbligatorio rimangono. Come oggi, la Confederazione continuerà ad assumere un ruolo sussidiario all'economia privata, ma potrà partecipare ai costi per il deposito delle scorte obbligatorie.Con 115 voti contro 78 il Nazionale ha però voluto introdurre misure a favore dell'agricoltura. Non sarà così possibile prelevare contributi per alimentare il fondo di garanzia su derrate alimentari e foraggi indigeni, nonché su sementi e piante. "In caso di crisi bisogna produrre più alimenti possibili", ha sostenuto con successo Erich von Siebenthal (UDC/BE).Per garantire l'approvvigionamento economico del Paese, il Consiglio federale potrà anche ordinare un maggior sfruttamento delle foreste. Il Nazionale ha però respinto l'idea di introdurre un fondo di compensazione alimentato dalle aziende forestali per coprire le spese derivanti dal maggior sfruttamento.