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La Posta e le imprese di telecomunicazioni vanno obbligate a conservare in Svizzera i dati delle conversazioni. Lo ha ribadito oggi il Consiglio nazionale durante l'esame delle divergenze della Legge sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni. L'oggetto va pertanto in Conferenza di conciliazione.Per la maggioranza, UDC e Verdi, conservare i cosiddetti dati marginali - mittente, destinatario, data, punto di partenza, ma non il contenuto della conversazione - nella Confederazione permetterebbe di evitare che questi siano custoditi in Paesi dove la legislazione sulla protezione dei dati è meno severa, ha sostenuto Franz Grüter (UDC/LU) promettendo il lancio del referendum qualora il Parlamento dovesse rinunciare a questa clausola.Per la minoranza, che ha chiesto di seguire la decisione degli Stati, questa proposta è inapplicabile: "come controllare che i dati sono materialmente depositati in Svizzera?", si è chiesto Karl Vogler (PDC/OW). Se questa clausola entrerebbe in vigore, grosse imprese come Facebook, Whatsapp e Twitter si troverebbero nell'illegalità. Orbene, "nessuno può credere che queste imprese creerebbero una sede speciale solo per immagazzinare i dati in Svizzera", ha aggiunto, invano.