Se la LANeg fosse stata approvata, tutti i negozi della Svizzera avrebbero potuto rimanere aperti in settimana dalle 06.00 alle 20.00 e il sabato fino alle 19.00 (fino alle 18.00 secondo la versione adottata dal Nazionale). I giorni festivi cantonali sarebbero stati esclusi dall'armonizzazione.
Lo scopo della nuova legge - che concretizza una mozione del "senatore" Filippo Lombardi (PPD/TI) - è limitare il turismo degli acquisti, ha sottolineato Karin Keller-Sutter (PLR/SG) a nome della commissione. Per la sangallese, l'armonizzazione consentirebbe inoltre di riportare soldi, imposte e impieghi in Svizzera.
Undici miliardi di franchi sono infatti stati spesi all'estero nel solo 2014. Tutti i nostri vicini hanno legislazioni più liberali, ha fatto notare Hannes Germann (UDC/SH) sostenendo che nel confronto internazionale "questa riforma è assai moderata".
Lombardi, rispondendo a chi l'accusava di aver cercato una soluzione nazionale a un problema ticinese, ha affermato che "del progetto non approfitterà solo il Ticino ma la Svizzera intera". La legge - ha proseguito il ticinese - permetterebbe anche di ridurre la disuguaglianza nei confronti dei negozi nelle stazioni ferroviarie e di servizio.
La maggioranza non si è però lasciata convincere e ha ribadito il suo "no" espresso lo scorso settembre (allora la LANeg fu bocciata con 19 voti a 18 e un astenuto - con il voto preponderante del presidente). "La legge favorisce solo la grande distribuzione, i piccoli commerci soffriranno ancora di più", ha sostenuto Christian Levrat (PS/FR).
"Il turismo degli acquisti - ha aggiunto Paul Rechsteiner (PS/SG) - è principalmente dovuto ai prezzi troppo elevati e non agli orari di apertura". Il vero obiettivo della LANeg, ha sostenuto Levrat, è imporre un orario di apertura prolungato ai cittadini dei cantoni che l'hanno respinto in votazione popolare.
Se i cantoni Ticino e San Gallo hanno dei problemi possono benissimo risolverli autonomamente senza attendere l'intervento di Berna, ha sostenuto Levrat parlando di "attacco al federalismo".
E questo è stato l'argomento preponderante che ha fatto pendere la bilancia dalla parte del "no". Diversi "senatori" hanno infatti sostenuto di non voler regolamentare su scala nazionale un tema che è e deve rimanere di competenza cantonale. Dal resto, durante la procedura di consultazione tutti i cantoni, eccetto uno (il Ticino, ndr), hanno bocciato la proposta di armonizzazione, ha ricordato Roberto Zanetti (PS/SO).
"Le esigenze sono diverse in una città internazionale come Ginevra rispetto a una località turistica engadinese o a un villaggio ticinese di montagna", ha sintetizzato Stefan Engler (PPD/GR). "Non ha quindi alcun senso che la Berna federale tenti di imporre gli stessi orari di apertura per tutti", ha concluso il grigionese.