Dopo un tormentato dibattito, il plenum ha accolto l'idea (22 voti a 20 e 2 astensioni) di un'imposta sugli utili corretta degli interessi nozionali, un sistema in vigore per esempio in Belgio che permette alle imprese di dedurre un interesse fittizio allorché investono in fondi propri.
I Cantoni sarebbero liberi di applicare o meno simile misura. Quelli che opteranno per questa nuova imposta dovranno tuttavia ritoccare verso l'alto, ossia almeno il 60%, l'aliquota applicata alla tassazione dei dividendi.
Si tratta di un compromesso gradito ai direttori cantonali delle finanze, i quali hanno sempre respinto l'imposta sugli utili corretta degli interessi nozionali senza una compensazione.
Nel corso della discussione, il plenum ha tacitamente confermato di voler aumentare dal 17% al 21,2% la quota spettante ai Cantoni di Imposta federale diretta. Finora il Nazionale ha sempre optato per il 20,5% (attualmente è al 17%).
Il compromesso trovato oggi sui dividendi e gli interessi nozionali ha diviso la Camera dei Cantoni. Una parte del PPD lo ha sostenuto. Konrad Graber (PPD/LU) ha difeso questa soluzione "che non sarà forse bella, ma gode perlomeno del sostegno dei Cantoni". A suo avviso si tratta di evitare che questi ultimi si schierino a favore del referendum già annunciato dalla sinistra.
Anche Martin Schmid (PLR/GR) ha difeso il compromesso: la detrazione di un interesse fittizio per chi si autofinanzia potrebbe permettere ai cantoni di non abbassare eccessivamente l'imposta sugli utili, ha dichiarato. Per Hannes Germann (UDC/SH) si tratta di dare ai Cantoni la possibilità di introdurre un sistema di imposizione in grado di attirare nuove aziende, specie se investono molto nella ricerca.
Il "senatore", nonché presidente del PS, Christian Levrat (FR) ha ribadito la sua opposizione agli interessi nozionali e criticato la commissione per aver riesumato la questione della tassazione dei dividendi dopo che i due rami del Parlamento avevano stralciato simile possibilità dal messaggio governativo.
Il Consiglio federale proponeva infatti di innalzare l'aliquota al 70% per compensare i mancati introiti dei Cantoni dovuti, da un lato, all'abolizione di determinati statuti fiscali privilegiati invisi all'Ue concessi a determinate imprese e, dall'altro, per la prevista diminuzione dell'imposizione sugli utili delle società.
Levrat ha giudicato poco serio questo modo di procedere, e messo in guardia dalle ricadute fiscali incalcolabili per i Cantoni qualora dovesse essere introdotta l'imposizione degli utili con la deduzione degli interessi nozionali. In Belgio, dove ci si attendevano minori entrate per 500 milioni di euro, la fattura finale è salita a 5 miliardi, ha puntualizzato. Il friburghese ha poi ricordato che tale sistema di imposizione è contestato da più parti; vi è insomma il rischio che in un prossimo futuro, su pressione internazionale, la Svizzera sia obbligata a fare marcia indietro.
Il compromesso non è piaciuto anche a Ruedi Noser (PLR/ZH) e Karin Keller-Sutter (PLR/SG), contrari in particolare all'aumento della tassazione sui dividendi poiché a farne le spese saranno soprattutto le piccole e medie imprese.
Nel suo intervento, il Consigliere federale Ueli Maurer ha difeso la proposta di compromesso.
Il dossier ritorna al Nazionale che ne discuterà martedì. Qualora dovessero sussistere ancora delle divergenze, sarebbe necessaria una conferenza di conciliazione.