Attualmente, i deputati devono indicare le attività svolte parallelamente al loro mandato parlamentare. Non sono però obbligati a pubblicare i redditi generati da queste attività.
L'ammontare di una remunerazione non permette di valutare l'impegno di un politico per una causa. La difesa di taluni interessi presuppone infatti un ideale. La pubblicazione dei redditi favorirebbe solo un certo voyeurismo, ha sostenuto Jean-Luc Addor (UDC/VS) a nome della commissione.
La maggioranza composta da UDC, PLR e PPD ha anche segnalato i possibili problemi d'applicazione che alcune misure proposte genererebbero. Una suggeriva infatti di pubblicare i redditi ad eccezione di quelli provenienti da un'istituzione di proprietà del parlamentare coinvolto.
Altro problema: il segreto professionale, in particolare per gli avvocati. Anche in questo caso si creerebbe una disparità di trattamento escludendo alcuni settori dall'obbligo di dichiarare le entrate. Senza contare i controlli che occorrerebbe mettere in atto, sinonimi di burocrazia indesiderata e indesiderabile, ha sostenuto Addor.
La minoranza - lo schieramento rosso-verde e alcuni deputati UDC - ha chiesto una maggiore trasparenza. Tale esigenza è rivendicata dalla popolazione e permetterebbe di rafforzare la fiducia nei confronti della politica, è stato, invano, sottolineato.
La Camera del popolo si è però detta disposta a rivedere l'elenco delle attività dei singoli parlamentari per specificare se queste sono rimunerate o effettuate spontaneamente.