Senza questa misura, sostenuta anche dal Consiglio federale, a partire da luglio sarebbe di nuovo autorizzato il ritrattamento di combustibili nucleari esausti, ha ricordato Ivo Bischofberger (PPD/AI) a nome della commissione.
La proroga della moratoria adottata oggi è da intendere come una misura transitoria fino all'introduzione dell'interdizione definitiva prevista dalla nuova Strategia energetica 2050.
In un primo tempo, la Camera dei cantoni aveva chiesto una proroga della moratoria di 10 anni. Ieri la maggioranza di destra del Nazionale aveva però accorciato a 4 anni questo lasso di tempo, ritenendolo sufficiente.
Se la Strategia energetica non dovesse passare lo scoglio del voto popolare, si dovrà in ogni caso tornare a discutere della proibizione dell'esportazione dei combustibili esausti, aveva sostenuto il consigliere nazionale Peter Schilliger (PLR/LU) riuscendo a convincere il plenum. Oggi anche gli Stati hanno seguito la sua proposta.
In passato il processo - che separa questo materiale in parti riciclabili e in scorie ad alto, medio e basso livello di radioattività - veniva eseguito negli impianti di La Hague (Francia) e Sellafield (Gran Bretagna).
Nel 2001, il Consiglio federale aveva proposto un divieto di ritrattamento nel messaggio riguardante la legge sull'energia nucleare. Seppur respingendo un divieto assoluto, il Parlamento aveva acconsentito all'introduzione di una moratoria della durata di dieci anni per l'esportazione, nel caso in cui in questo lasso di tempo si fossero rese disponibili procedure più ecologiche e sicure.
Visto che ciò non è avvenuto, nel 2013 il Consiglio federale ha proposto di reintrodurre un divieto definitivo di ritrattamento nel suo messaggio sul primo pacchetto di misure della Strategia energetica 2050. Tale proibizione è nel frattempo stata approvata dalle Camere federali.