(ats) Il diritto per un subentrante di conoscere la pigione pagata da chi lo ha preceduto non va esteso a livello nazionale. Dopo la Camera del popolo, anche il Consiglio degli Stati ha deciso di archiviare (29 voti a 14) una modifica il tal senso del diritto di locazione.

Il progetto del Consiglio federale voleva obbligare i padroni di casa, indipendentemente dal Cantone, a comunicare ai nuovi locatari l'ammontare della pigione versata dal precedente inquilino. Se l'affitto viene aumentato, tale innalzamento dovrebbe venir giustificato.

Lo scorso giugno, per 106 voti a 83 e 3 astenuti, la Camera del popolo non era entrata nemmeno in materia su questa modifica della legislazione attuale. La maggioranza non aveva giudicato necessario introdurre una simile novità a livello nazionale: a suo avviso, il diritto vigente consente già ai cantoni che lo desiderano di prevedere un simile obbligo.

A nome della commissione (che proponeva la non entrata nel merito per 7 voti a 6), il "senatore" Fabio Abate ha ricordato che finora sette Cantoni hanno fatto uso di questo diritto e che non vi è necessità di obbligare gli altri a fare altrettanto. A parere della commissione, inoltre, un'estensione a livello nazionale di un simile obbligo sfocerebbe in una pletora di ricorsi e avrebbe conseguenze negative sulla propensione ad investire nel mattone.

Affermazioni contestate sia dal consigliere federale Johann Schneider-Ammann sia dal "senatore" ecologista Robert Cramer, secondo i quali nei sette cantoni in cui vige quest'obbligo (Ginevra, Vaud, Zugo e Zurigo, per esempio) l'attività edilizia non ha subito rallentamenti, anzi, nel caso di Zugo si è verificato un boom.

Per il campo rosso-verde, che proponeva l'entrata nel merito, e per il presidente della Confederazione, l'obbligo di annuncio avrebbe migliorato la trasparenza negli affitti e protetto maggiormente dagli abusi.

Per Cramer, in particolare si tratta di permettere soprattutto ai giovani, siano essi sposati o meno, con figli oppure no, di poter accedere ad alloggi a pigione moderata, alloggi sempre meno disponibili sul mercato a causa dell'incremento demografico degli ultimi anni che ha spinto al rialzo gli affitti, specie nei centri.

Per il "senatore" ginevrino, l'attuale diritto di contestare l'affitto iniziale è uno strumento "spuntato" se non è possibile conoscere la pigione pagata dall'inquilino precedente. A suo avviso, l'adozione di un formulario a livello nazionale comprendente un simile obbligo avrebbe finalmente ristabilito l'uguaglianza tra le parti, ossia locatore e locatario, proteggendo i secondi da incrementi ingiustificati dell'affitto.

Per Cramer si tratta né più né meno di lealtà negli affari, non di federalismo. "Le regole della buona fede - ha sostenuto - vanno applicate in tutto il Paese, non a macchia di leopardo".

Nonostante l'accorato appello del consigliere agli Stati ecologista, il plenum ha deciso piuttosto nettamente di non entrare in materia. Visto che anche il Nazionale aveva già fatto altrettanto durante la sessione estiva delle Camere, l'oggetto è definitivamente archiviato.