(ats) Il Consiglio degli Stati sta discutendo sui mezzi da destinare all'aiuto allo sviluppo dal 2017 al 2020. Il governo propone un credito di 11,11 miliardi di franchi. Questa somma è già stata approvata dal Nazionale nel giugno scorso. L'UDC vuole una riduzione di 430 milioni di franchi.

Nel dettaglio, alla cooperazione tecnica dovrebbero andare 6,6 miliardi di franchi e all'aiuto umanitario 2 miliardi. La Segreteria di Stato dell'economia (SECO) sarebbe dotata di 1,14 miliardi, mentre il credito per la transizione degli Stati dell'Europa dell'Est ammonterebbe a 1,04 miliardi. Ulteriori 230 milioni andrebbero alla promozione della pace.

La proposta del governo prevede un contributo totale pari allo 0,48% del PIL, ossia 11,11 miliardi di franchi, ovvero un po' meno dell'obiettivo (0,5%) fissato dal Parlamento cinque anni fa. Ma occorrerebbe pure tener conto dell'aiuto privato allo sviluppo, che risulta molto elevato in Svizzera, ha sottolineato Pirmin Bischof (PDC/SO) a nome della commissione.

Quale quota?

La sinistra chiede tuttavia di attenersi all'obiettivo dello 0,5% entro il 2020 e di raggiungere lo 0,7% nel 2028, come proposto dall'ONU per la comunità internazionale.

"Si tratta di un costo necessario per combattere la povertà in un mondo devastato dai conflitti", ha sottolineato Liliane Maury-Pasquier (PS/GE). La "senatrice" ginevrina ne ha approfittato per chiedere che l'asilo sia contabilizzato soltanto in parte nel calcolo di tale quota.

Dal canto suo, l'UDC chiede di abbassare l'aiuto allo sviluppo allo 0,45% del PIL, pari a 430 milioni di franchi in meno. "Non si può non tener conto del programma di risparmi della Confederazione", ha deplorato Hannes Germann (UDC/SH).

Lo sciaffusano propone quindi di spendere 260 milioni in meno del previsto nella cooperazione tecnica, 165 milioni in meno nell'aiuto ai Paesi dell'Europa dell'Est e di versare 45 milioni in meno alla SECO. In compenso, l'aiuto umanitario dovrebbe ricevere 40 milioni in più di quanto proposto dal Consiglio federale.

Migrazioni

Gli aumenti previsti per i prossimi anni consentono sia di sostenere in maniera mirata le persone sul posto sia di contribuire al controllo dei flussi migratori, ha replicato Pirmin Bischof (PPD/SO). La commissione chiede inoltre di far dipendere l'aiuto allo sviluppo anche dall'evoluzione della politica migratoria.

In giugno il Nazionale si era accontentato di chiedere che i programmi e i progetti inglobino "per quanto possibile gli elementi della politica migratoria". I "senatori" dovrebbero dal canto loro esigere un legame strategico tra le due cose.