(ats) No a un aumento automatico dell'età di pensionamento a 67 anni qualora l'Avs dovesse trovarsi in una situazione di dissesto finanziario e non si riuscisse a risanarla con misure politiche. Lo ha ribadito la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati (CSSS-S) affrontando le divergenze in merito al progetto Previdenza vecchiaia 2020.

Pur rendendosi conto che di fronte all'aumento della speranza di vita il dibattito su un aumento dell'età di riferimento deve essere affrontato in una futura revisione dell'AVS, in una nota odierna dei servizi parlamentari la CSSS-S sottolinea all'unanimità che "nell'ottica della prevista votazione popolare non sarebbe politicamente saggio gravare la riforma attuale con un'eventuale età di riferimento di 67 anni".

La commissione non intende nemmeno cedere al Nazionale sul finanziamento dell'AVS: all'unanimità auspica un incremento a tappe dell'IVA di un punto percentuale (fino all'8,7% totale) invece degli 0,6 punti previsti dalla Camera del popolo. Per la CSSS-S, tale incremento non è sufficiente per mantenere l'equilibrio finanziario del primo pilastro entro il 2030.

Anche per quanto riguarda il contributo della Confederazione, la CSSS-S propone all'unanimità di mantenerlo al 19,55% delle uscite annue dell'assicurazione. Il Nazionale aveva deciso di aumentarlo al 20%; ciò costerebbe alla cassa della Confederazione ulteriori 270 milioni di franchi.

70 franchi per compensare riduzione aliquota

Circa la compensazione della diminuzione delle rendite dovuta alla riduzione dell'aliquota minima di conversione (dal 6,8% al 6%) nel secondo pilastro, per 8 voti a 5 la CSSS-S ha ribadito di voler compensare tale abbassamento con un supplemento di 70 franchi sulla rendita AVS e l'aumento del tetto massimo per i coniugi dal 150 al 155%. Per la maggioranza tale soluzione è subito percepibile positivamente da tutti i nuovi beneficiari.

Per il Nazionale, una simile compensazione deve avvenire invece nell'ambito della previdenza professionale, sistema più liberale rispetto all'AVS poiché la rendita pensionistica è calcolata in base ai contributi versati durante l'attività lavorativa. La soluzione, per la Camera del popolo risiede nell'aumento dei prelievi salariali, tramite una modifica delle aliquote per gli accrediti di vecchiaia e la soppressione della deduzione di coordinamento.

No tagli rendite vedove e figli

Sempre all'unanimità, la CSSS-S non intende modificare il diritto vigente riguardante le rendite per vedove/i e gli orfani. Il Nazionale aveva limitato il diritto alla rendita alle persone vedove che al momento del decesso del coniuge hanno un figlio di età inferiore ai 18 anni oppure un figlio agli studi di età inferiore ai 25 anni oppure che si occupano di un figlio bisognoso di cure.

La Csss-S ha fatto notare, precisa la nota, che con l'aumento dell'età di pensionamento a 65 anni le donne contribuiscono già in modo considerevole alla riforma. Gravare ulteriormente le donne non troverebbe una maggioranza.

Con 10 voti a 0 e due astensioni, la CSSS-S ha poi respinto la decisione della Camera del popolo che prevedeva di non versare più nuove rendite per i figli ai beneficiari di rendite di vecchiaia.

Prima di decidere un tale intervento, la maggioranza della commissione pensa che bisognerebbe ricercare in modo più approfondito quali siano le condizioni economiche dei beneficiari interessati e avviare una procedura di consultazione.

Inoltre, specifica la nota, "per il progetto l"abrogazione della rendita per i figli per i beneficiari di una rendita AVS costituirebbe un"ipoteca a livello politico".