(ats) La sorveglianza di quegli assicurati sospettati di voler fare i furbi da parte di detective privati deve avere una base legale precisa e dettagliata. È quanto pensa la Commissione della sanità e della sicurezza sociale del Consiglio degli Stati (CSSS-S) che ha adottato un'iniziativa parlamentare in tal senso reagendo così a una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU).

Stando a una nota odierna dei servizi parlamentari, le Camere potrebbero adottare "la necessaria disposizione al più presto nella sessione autunnale 2017".

La richiesta di una base legale particolareggiata è difesa per esempio anche dalla SUVA, l'istituto nazionale di previdenza contro gli infortuni. Quest'ultimo ha rinunciato a sorvegliare assicurati sospetti propria sulla base della sentenza del 18 ottobre scorso emanata dalla CEDU.

La Corte di Strasburgo ha dato ragione a una 62enne zurighese che percepiva una rendita di invalidità in una causa contro la sua compagnia assicurativa che l'aveva posta sotto sorveglianza. La CEDU ha ritenuto la sorveglianza subìta dalla donna contraria al rispetto della vita privata e famigliare.

Secondo i giudici, le disposizioni legislative elvetiche sulle quali si basa la sorveglianza degli assicurati non sono abbastanza precise e non indicano nemmeno in modo chiaro le garanzie contro gli abusi.

Prima di questa sentenza, per esempio, la SUVA si basava sulla giurisprudenza del Tribunale federale che autorizza questo tipo di sorveglianza quale ultima ratio.

Sul suo sito web la Suva rileva che "da anni è confrontata al problema delle frodi assicurative e sempre più spesso riceve segnalazioni di casi sospetti". Il suo Servizio di coordinamento contro le frodi verifica ogni anno "centinaia di potenziali casi" e che per ogni caso chiuso i risparmi possono ammontare anche a 500 mila franchi.