A favore del testo si sono espressi l'UDC, il PLR e il PBD. Contrari all'atto parlamentare sono stati il PPD, il PS e i Verdi.
Il freno all'indebitamento intende proteggere le finanze federali da squilibri strutturali (cronici) e impedire in tal modo una crescita del debito come avvenuto negli anni '90 del secolo scorso.
Nelle fasi di rallentamento dell'economia, il freno all'indebitamento ammette deficit congiunturali limitati, mentre in periodi di alta congiuntura esige eccedenze.
A nome della commissione, il consigliere nazionale Albert Vitali (PPD/LU) si è detto contrario ad una edulcorazione di questo strumento che negli ultimi anni ha permesso di ridurre il debito pubblico. "Si corre il rischio, che il debito aumenti nuovamente a dismisura", gli ha fatto eco il collega Thomas Aeschi (UDC/ZG).
Di tutt'altro avviso Jean Paul Gschwind (PPD/JU), pure lui membro della CdF-N: "la mozione propone una cementificazione del freno all'indebitamento". Secondo il popolare-democratico giurassiano, "ci vuole invece una certa flessibilità e una parte delle eccedenze potrebbe per esempio essere reinvestita nel preventivo dell'anno successivo".
Anche Philipp Hadorn (PS/SO) si è detto favorevole a un allentamento del freno all'indebitamento "per favorire investimenti per l'economia e la società".
Da parte sua, il consigliere federale Ueli Maurer ha ribadito che il governo è pronto a riesaminare le direttive del freno all'indebitamento. Dato che un rapporto al riguardo dovrebbe essere pronto entro la fine dell'anno, il ministro delle finanze ha invitato il plenum a respingere la mozione. A livello personale, il consigliere federale si era tuttavia già espresso chiaramente a favore del freno all'indebitamento.
Alla fine l'ha spuntata - anche se di misura - la maggioranza di destra.