La commissione preparatoria proponeva di tagliare 100 milioni supplementari nella cooperazione internazionale nel 2018 e nel 2019 rispetto a quanto proposto dal governo e approvato dagli Stati. L'aiuto allo sviluppo sarebbe così privato di 300,5 milioni nel 2018 e di 343,4 milioni l'anno seguente.
Per lo schieramento rosso-verde, sostenuto dal PPD, tale opzione non è opportuna. "Se si vuole rallentare i flussi migratori bisogna intervenire nei Paesi d'origine delle crisi", ha spiegato Roberto Schmidt (PPD/VS) sostenendo che effettuare tagli eccessivi in questo settore sarebbe quindi un errore. La camera, con 94 voti contro 89, ha quindi stabilito che i tagli nella cooperazione internazionale saranno di 143 milioni nel 2017, 200,5 nel 2018 e 243,4 nel 2019.
Con 104 voti contro 80 e contrariamente al Consiglio degli Stati, la Camera del popolo ha poi approvato i tagli nei programmi d'integrazione dei migranti, come proponeva il Consiglio federale.
Con 95 voti contro 89, il Nazionale ha invece respinto i risparmi di 2 milioni annui nell'ambito dell'offerta editoriale della SSR destinata all'estero (ad esempio Swissinfo e tvsvizzera.it). "Sono dei prodotti importanti che veicolano le nostre specificità verso l'estero e danno informazioni sul nostro sistema politico e democratico", ha sostenuto, con successo, Marina Carobbio Guscetti (PS/TI).
Con 127 voti contro 59 e 4 astenuti, la Camera del popolo ha pure deciso, come in precedenza gli Stati, di rinunciare a tutti i tagli nei pagamenti diretti (60-69 milioni) e di annullare (127 a 61 e 2 astenuti) anche quelli riguardanti la promozione della qualità e delle vendite (2,5-5 milioni).
La riduzione dei pagamenti diretti colpirebbe direttamente il portafoglio delle famiglie contadine, ha sostenuto Jean-Paul Gschwind (PPD/JU). "Il Parlamento - ha aggiunto - ha preso degli impegni nella pianificazione pluriennale dei crediti agricoli e deve rispettarli", ha aggiunto convincendo i colleghi.
Il ministro delle finanze Ueli Maurer avrebbe voluto limitare l'aumento dei pagamenti diretti sostenendo che ci sono altri modi per sostenere l'agricoltura. A suo dire, il settore è troppo dipendente dallo Stato.
Confermati invece i risparmi nei crediti d'investimento in favore dell'agricoltura (tra 7 e 12 milioni annui) e quelli destinati ai miglioramenti strutturali (tra 3 e 11 milioni annui). Il settore primario contribuirà così al programma di stabilizzazione con 10 milioni di franchi nel 2017, 22 nel 2018 e 23 nel 2019.
Anche i risparmi del settore della formazione e della ricerca sono stati ridotti. Il Consiglio federale proponeva tagli annui da 142 a 174 milioni di franchi. Nazionale (120 voti contro 67) e Stati hanno però deciso di limitarli a una forbice compresa tra 61 e 69 milioni all'anno.
"È una questione di coerenza", ha sostenuto Jacques-André Maire (PS/NE) ricordando la decisione dello scorso settembre delle Camere federali di aumentare i fondi a disposizione di educazione, ricerca e innovazione nell'ambito del cosiddetto messaggio FRI. "Si tratta, insomma, di adattare il programma di stabilizzazione a quanto deciso due mesi fa", ha precisato.
L'amministrazione federale dovrà invece stringere maggiormente la cinghia: con 106 voti contro 81, il Nazionale ha infatti deciso di tagliare 100 milioni in più nel 2018 e nel 2019. Complessivamente le spese in questo settore dovranno quindi diminuire di 243 milioni nel 2018 e di 250 milioni nel 2019 (che si aggiungono ai 135 milioni del 2017). Oltre al personale saranno toccati i beni e servizi nonché gli oneri d'esercizio e gli investimenti.
"Bisogna contenere il continuo amento delle spese legate al personale dell'amministrazione", ha sostenuto Thomas Aeschi (UDC/ZG). Negli ultimi dieci anni il numero di dipendenti pubblici è passato da 32'105 a 37'365, ha spiegato il democentrista ricordando che si tratta solo di un contenimento del previsto aumento.
Come il Consiglio degli Stati, il Nazionale si è invece opposto alla soppressione prevista di posti doganali (tagli di circa 5,5 milioni all'anno).
Da segnalare, infine, la decisione, presa con 150 voti contro 37 e 4 astenuti, di non abrogare la Legge federale concernente l'attività di guida alpina e l'offerta di altre attività a rischio. Con la soppressione di tale legge si sarebbero potuti risparmiare 150'000 franchi all'anno. I Cantoni avevano però fatto sapere di essere contrari alla sua abrogazione.
Ad inizio seduta, il Nazionale, dopo aver approvato l'entrata in materia, aveva bocciato una proposta di rinvio al Consiglio federale presentata dallo schieramento rosso-verde. Per la sinistra il meccanismo del freno all'indebitamento andrebbe adeguato alla situazione economico-monetaria in modo da avere maggior spazio di manovra.
Il plenum non ha però seguito questo ragionamento giudicando invece urgente muoversi subito per garantire finanze equilibrate in un prossimo futuro. "Non bisogna aspettare di essere nelle cifre rosse per agire", ha sostenuto Jean-Pierre Grin (UDC/VD) a nome della commissione.
L'esame del programma di stabilizzazione delle finanze federali 2017-2019 non è tuttavia ancora terminato. Il Nazionale deve ancora esprimersi sul taglio di 77 milioni nei contributi federali destinati ai Cantoni per i sussidi di cassa malattia. La votazione è prevista domani mattina.
Occorre quindi ancora attendere per conoscere la portata dei risparmi decisi dalla Camera del popolo. Nel suo messaggio, il Consiglio federale propone per il 2017 complessive minori uscite per 800 milioni di franchi, 900 milioni per il 2018 e 1 miliardo per l'anno seguente.
Il Consiglio degli Stati si era mostrato meno ambizioso: il governo dovrebbe risparmiare 144 milioni di franchi in meno nel 2017, 261 milioni in meno nel 2018 e 276 milioni in meno nel 2019. I tagli previsti dal programma di stabilizzazione si riferiscono a quanto previsto dal piano finanziario e non alla situazione attuale.