Se i due rami del parlamento approveranno la legge nel corso delle votazioni finali di venerdì prossimo, 16 dicembre, la Confederazione potrà ratificare l'accordo sulla libera circolazione con la Croazia, condizione "sine qua non" affinché la Svizzera possa partecipare a pieno titolo al programma di ricerca europeo Orizzonte 2020.
Dopo lunghi dibattiti, alla fine si è imposto il modello - emendato nel corso dell'esame sulle divergenze - messo a punto dal consigliere agli stati Philipp Müller (PLR/AG) che non prevede né soglie di immigrazione, né tetti massimi né contingenti.
Il Parlamento intende limitare l'immigrazione dai paesi europei incitando i datori di lavoro a reclutare disoccupati piuttosto che ricorrere a manodopera estera.
Nessuna preferenza nazionale
In caso di disoccupazione superiore alla media - principio che il Consiglio federale dovrà definire per ordinanza, n.d.r. - in gruppi professionali, settori di attività o regioni economiche, i datori di lavoro sarebbero quindi obbligati - se non lo faranno potranno essere punti con una multa fino a 40 mila franchi - ad annunciare i posti vacanti agli Uffici regionali di collocamento (URC).
Quest'ultimi dovranno selezionare una serie di candidati idonei al posto e i datori di lavoro saranno tenuti a convocare i disoccupati iscritti all'URC il cui profilo corrisponde all'impiego oppure potranno sottoporli a un test attitudinale.
Va detto per inciso che gli imprenditori, contrariamente a quanto previsto inizialmente dal "modello Müller", non saranno tenuti a giustificarsi se, invece di una persona annunciata all'URC, dovessero decidere di assumere uno straniero proveniente dall'estero.
Qualora tutte queste misure a livello di mercato del lavoro non dovessero generare effetto alcuno, il Consiglio federale potrà sottoporre al Parlamento misure supplementari nel rispetto degli impegni internazionali della Svizzera (leggi: accordo sulla libera circolazione delle persone, ALC). In caso di problemi seri, specie se causati dai frontalieri, anche i cantoni potranno proporre provvedimenti supplementari al Consiglio federale.
Il democentrista Gregor Rutz (ZH) avrebbe voluto favorire le persone domiciliate in Svizzera iscritte agli URC, ma la sua proposta è stata bocciata. Lo Zurighese ha fatto notare che agli URC possono iscriversi tutti, residenti ma anche stranieri o frontalieri in cerca di lavoro. Insomma, a suo dire, la soluzione della maggioranza fa strame del concetto di preferenza nazionale iscritto nel nuovo articolo costituzionale 121a adottato nel 2014. Egli teme che la Svizzera, con la soluzione della maggioranza, si trasformerà in una "calamita" per milioni di disoccupati europei in cerca di lavoro.
Per quanto attiene ai colloqui con i datori di lavoro, il consigliere nazionale ticinese Marco Romano (PPD) avrebbe voluto privilegiare invece quei dossier di persone a beneficio della disoccupazione (quindi non solo semplicemente iscritte agli URC) e dell'assistenza sociale. Al voto, tuttavia, anche la proposta del democristiano è stata silurata.
Un tradimento del popolo?
Nel corso del dibattito gli esponenti dell'UDC hanno parlato di una soluzione escogitata da una maggioranza del Parlamento (PS e PLR) che non ha nulla a che vedere con l'iniziativa contro l'immigrazione di massa. "Si tratta di una capitolazione senza condizioni davanti a Bruxelles", ha tuonato Gregor Rutz.
A nome del PPD, Marco Romano ha tacciato socialisti e radicali di "arroganza e nessuna propensione al compromesso". Questa alleanza ha prodotto a suo parere un "costrutto" inefficace che non diventerà mai realtà e in contrasto con l'articolo costituzionale 121a.
Per Ps e PLR, invece, la legge ha quale obiettivo di preservare l'accordo sulla libera circolazione delle persone con Bruxelles e, di riflesso, gli accordi bilaterali I mediante l'adozione di provvedimenti eurocompatibili a livello di mercato del lavoro.
Tetti massimi e contingenti per gli stranieri come voluto dai democentristi sono in contraddizione con l'accordo sulla libera circolazione sottoscritto con l'Ue e più volte confermato dal popolo in votazione, è stato detto in aula.