(ats) La Svizzera deve associarsi al nuovo Fondo per la sicurezza interna (FSI) dello spazio Schengen a partire dal 2019. È l'opinione del Consiglio nazionale che, dopo gli Stati in settembre, si è espresso oggi a favore per 110 voti a 70 (perlopiù esponenti UDC). Il dossier è pronto per la votazioni finali.

La Commissione europea ha dato tempo alla Svizzera fino al 3 luglio 2017 per riprendere il regolamento che istituisce il nuovo fondo, sostituendo quello per le frontiere esterne, al quale la Confederazione ha partecipato dal 2009 al 2013.

Lo scopo del FSI è sostenere gli Stati dello spazio Schengen le cui frontiere sono particolarmente estese o che accolgono aeroporti internazionali importanti. Dovrebbe inoltre contribuire ad accrescere l'efficacia dei controlli e a migliorare la protezione delle frontiere esterne. Il tutto dovrebbe quindi portare a ridurre il numero di entrate illegali.

Secondo il relatore della commissione Carlo Sommaruga (PS/GE), la collaborazione fra Berna e Bruxelles è indispensabile per riuscire a conciliare interessi economici e controlli restrittivi delle frontiere. Si tratta poi di mostrarsi solidali con Stati sui quali gravano pesi e costi generati dalla protezione dei confini.

In totale il fondo sarebbe dotato di 2,76 miliardi di euro per il periodo 2014-2020. La ripresa del regolamento europeo non implica alcuna modifica delle leggi svizzere, ha ricordato Sommaruga. Secondo stime del Consiglio federale, la Svizzera dovrà versare 129 milioni distribuiti su sette anni, ovvero circa 18,43 milioni all'anno.

Da parte sua, la Svizzera dovrebbe ricevere in totale dal nuovo fondo 20 milioni di franchi per rafforzare i controlli alle sue frontiere esterne, nel caso concreto negli aeroporti, ha sottolineato il consigliere nazionale ginevrino.