(ats) Rimangono parecchie divergenze di peso dopo il secondo passaggio al Consiglio degli Stati del progetto Previdenza per la vecchiaia 2020. I "senatori" hanno ad esempio respinto l'aumento dell'età pensionabile a 67 anni, così come i tagli alle rendite per vedove/i e orfani. La divergenza maggiore concerne tuttavia il meccanismo di compensazione del previsto abbassamento del tasso di conversione.

Qui le due camere sono in completo disaccordo. Oggi gli Stati hanno per la seconda volta chiesto che la riduzione della rendita pensionistica provocata dall'abbassamento (dal 6,8% al 6%) del tasso di conversione venga compensata con un supplemento di 70 franchi sulla rendita AVS e l'aumento del tetto massimo per i coniugi dal 150 al 155%.

Il Nazionale vorrebbe invece una compensazione nell'ambito del Secondo pilastro. La soluzione, per la Camera del popolo, sta nell'aumento dei prelievi salariali, tramite una modifica delle aliquote per gli accrediti di vecchiaia e la soppressione della deduzione di coordinamento.

Il relatore della commissione Konrad Graber (PPD/LU) ha ammesso che una soluzione all'interno dello stesso pilastro sarebbe preferibile. Tuttavia, ha aggiunto, il modello del Nazionale è più costoso e svantaggioso per le persone con un basso salario.

Karin Keller-Sutter (PLR/SG) ha criticato, invano, il modello scelto dagli Stati che indirettamente espande le prestazioni dell'AVS. "È una politica dell'innaffiatoio", ha deplorato la sangallese.

La Camera dei cantoni ha anche tacitamente respinto le modifica riguardante le rendite per vedove/i e gli orfani. Il Nazionale, seguendo le proposte del governo, aveva limitato il diritto alla rendita alle persone vedove che al momento del decesso del coniuge hanno un figlio di età inferiore ai 18 anni oppure un figlio agli studi di età inferiore ai 25 anni oppure che si occupano di un figlio bisognoso di cure.

Per il relatore della commissione Graber non bisogna caricare troppo la riforma per non correre il rischio che venga affossata in votazione.

Il consigliere federale Alain Berset ha da parte sua affermato di ritenere opportuno un dibattito su queste rendite dato che sono rimaste immutate dal 1948. Il ministro dell'interno ha però affermato di capire le preoccupazioni della commissione e per questo motivo ha rinunciato a difendere la proposta governativa.

Con le stesse motivazioni gli Stati hanno anche bocciato - tacitamente - l'aumento automatico dell'età di pensionamento a 67 anni qualora l'AVS dovesse trovarsi in una situazione di dissesto finanziario e non si riuscisse a risanarla con misure politiche. Per Graber, "nell'ottica della prevista votazione popolare non sarebbe politicamente saggio gravare la riforma attuale con un'eventuale età di riferimento di 67 anni".

Nella volontà del Nazionale, qualora la copertura del Fondo AVS dovesse scendere sotto l'80% (verosimilmente non prima del 2030), il governo dovrebbe progressivamente aumentare l'età di riferimento per ottenere una rendita (al massimo 4 mesi supplementari ogni anno), fino a raggiungere 67 anni. Come detto, gli Stati hanno però bocciato tale soluzione.

Gli Stati hanno poi ribadito che, per garantire il finanziamento dell'AVS, l'IVA va aumentata di un punto percentuale (il Nazionale propone un +0,6 punti).

L'incremento avverrà a tappe ma inizialmente il tasso rimarrà invariato: nel 2018 terminerà infatti il supplemento di 0,4 punti dell'IVA destinato all'AI per il suo risanamento. Contemporaneamente entrerà in vigore un aumento di 0,1 punti attribuito alla ferrovia (decisione presa nell'ambito del progetto FAIF) e di 0,3 punti assegnati proprio all'AVS.

Un secondo incremento di 0,3 punti sarà effettivo quando l'età pensionabile delle donne avrà raggiunto 65 anni (ossia tre anni dopo l'entrata in vigore della riforma, come già deciso nelle passate sedute) e ulteriori 0,4 punti nel 2025, portando così il tasso ordinario all'8,7%. Le aliquote ridotte dell'IVA saranno aumentate in modo proporzionale.

Il corposo dossier torna ora al Consiglio nazionale.