Secondo Janiak, "si tratta di una questione di coerenza" e il governo è pronto a concretizzare parzialmente l'idea della mozione. L'autore del testo ha sostenuto che il perseguimento penale - anche con gli strumenti della riveduta legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni - raggiunge i suoi limiti quando si tratta di combattere strutture criminali, in particolare terroristiche, in Svizzera.
Secondo il "senatore" basilese, "occorre fare tutto il possibile per garantire anche nel nostro Paese un perseguimento penale efficace ed efficiente delle organizzazioni criminali e di altre gravi forme di criminalità, comprese le organizzazioni di passatori, di particolare attualità. Gli strumenti per combattere tali gravi forme di criminalità comprendono anche le normative sui pentiti. Esempi all'estero, soprattutto in Italia e negli Stati Uniti, dimostrano l'efficacia di tali normative". Secondo Janiak, le norme in vigore andrebbero applicate anche ai "pentiti" del terrorismo islamico.
Dal canto suo, il suo collega Daniel Jositsch (PS/ZH) ha sostenuto che "l'istituzione di una regolamentazione per i pentiti che accettano di collaborare è pericolosa". A suo avviso, "ciò creerebbe un'ineguaglianza giuridica, poiché i criminali situati in cima alla gerarchia detengono le informazioni più interessanti e sarebbero favoriti". Inoltre, "il rischio di sviamento della giustizia potrebbe aumentare e minare il rispetto della legge".
Stando alla ministra della giustizia Simonetta Sommaruga, il Consiglio federale appoggia parzialmente la richiesta della mozione e sarebbe disposto ad attuarla. L'Esecutivo si riserva tuttavia il diritto di proporre delle modifiche in Consiglio nazionale.