Com'era prevedibile, la legge di applicazione dell'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa accolta dal popolo nel 2014 ha suscitato fino all'ultimo polemiche, con i democentristi scontenti a causa di una normativa che non prevede né tetti massimi né contingenti e una preferenza nazionale molto annacquata.
Il partito ha già annunciato il lancio di un'iniziativa per la disdetta dell'accordo sulla libera circolazione, se il Consiglio federale non applicherà alla lettera il testo del 9 febbraio 2014. Scontato il "no" democentrista al voto finale; il PPD si è astenuto giudicando il testo approvato dal Parlamento non abbastanza fedele alla Costituzione federale.
Misure per i disoccupati
Col progetto uscito dai dibattiti - frutto di un'intesa PLR e PS - s'intende limitare l'immigrazione dai Paesi europei incitando i datori di lavoro a reclutare disoccupati piuttosto che ricorrere a manodopera estera.
In caso di disoccupazione superiore alla media in gruppi professionali, settori di attività o regioni economiche, i datori di lavoro sarebbero quindi obbligati - se non lo faranno potranno essere punti con una multa fino a 40 mila franchi - ad annunciare i posti vacanti agli Uffici regionali di collocamento (URC).
Quest'ultimi dovranno selezionare una serie di candidati idonei al posto e i datori di lavoro saranno tenuti a convocare i disoccupati iscritti all'URC il cui profilo corrisponde all'impiego oppure potranno sottoporli a un test attitudinale. Va detto per inciso che gli imprenditori non saranno tenuti a giustificarsi se, invece di una persona annunciata all'URC, dovessero decidere di assumere uno straniero proveniente dall'estero.
Qualora tutte queste misure a livello di mercato del lavoro non dovessero generare effetto alcuno, il Consiglio federale potrà sottoporre al Parlamento misure supplementari nel rispetto degli impegni internazionali della Svizzera (leggi: accordo sulla libera circolazione delle persone). In caso di problemi seri, specie se causati dai frontalieri, anche i cantoni potranno proporre provvedimenti supplementari al Consiglio federale.
Stranieri, migliorare l'integrazione
La nuova legge federale sugli stranieri approvata oggi definitivamente dal Parlamento prevede criteri più severi legati all'integrazione. In base alla nuova legge, gli stranieri potranno ottenere un permesso di domicilio (C, in genere rilasciato dopo dieci anni di soggiorno) solo se saranno integrati nella realtà locale.
Tra i criteri da rispettare figurano la sicurezza e l'ordine pubblico, i valori della Costituzione - come l'uguaglianza uomo/donna -, la partecipazione alla vita economica o l'intenzione di acquisire una formazione, la capacità di sapersi esprimere nella lingua del posto.
Le nuove disposizioni prevedono anche un ampliamento dei motivi di revoca di un permesso di domicilio. Oltre al mancato rispetto della pubblica sicurezza e dell'ordine pubblico, in futuro sarà possibile perdere il permesso C anche dopo 15 anni dal suo ottenimento, per esempio se la persona in questione dipende dall'assistenza pubblica.
Frontalieri tassati come residenti
Dopo un percorso travagliato, le Camere hanno approvato la revisione dell'imposizione alla fonte del reddito da attività lucrativa. Concretamente, in un prossimo futuro anche i frontalieri potranno chiedere di essere tassati in via ordinaria come i lavoratori residenti, invece che alla fonte, godendo delle deduzioni del caso.
La necessità di una modifica legislativa è data da una sentenza del Tribunale federale del 26 gennaio 2010, secondo cui in determinati casi l'imposizione alla fonte viola l'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) concluso tra Berna e Bruxelles. Il TF ha infatti ritenuto che i cosiddetti "quasi residenti" hanno diritto alle stesse deduzioni delle persone tassate in Svizzera in via ordinaria.
A causa della mancanza di dati affidabili, le ripercussioni finanziarie della revisione non sono quantificabili. Il Consiglio federale afferma però che ci sarà un maggiore onere amministrativo legato alla tassazione. La riforma è stata criticata dal Canton Ticino, e da buona parte della Deputazione ticinese alle Camere federali, poiché avrebbe concesso ai frontalieri di farsi tassare in via ordinaria, godendo delle deduzioni concesse ai residenti.
Tenendo conto anche delle rimostranze del Ticino, è stata stralciata dalla legge una disposizione introdotta dal Nazionale secondo cui il moltiplicatore comunale avrebbe dovuto essere determinato sulla base di un metodo di calcolo federale (media ponderata).
Pioggia di miliardi per la ricerca
Nel corso della sessione invernale, le Camere hanno anche approvato un sostanzioso pacchetto di aiuti per il settore dell'educazione, della ricerca e dell'innovazione. Per il periodo 2017-2020, il parlamento ha previsto 26,4 miliardi di franchi, 395 milioni supplementari rispetto al progetto governativo.
Cento milioni in più saranno destinati alla formazione professionale (a 3,389 miliardi), 160 milioni supplementari andranno ai Politecnici federali (a 10,386 miliardi), 95 milioni in più quali contributi di base destinati alle università e alle Scuole universitarie professionali (a 4,9 miliardi) e 40 milioni supplementari agli istituti di ricerca di importanza nazionale (a 422 milioni.
Tagli di 128 milioni nell'amministrazione
Vi saranno per contro tagli trasversali dell'ordine di 128 milioni di franchi nell'amministrazione federale nel 2017. Con 105 voti contro 84 e 5 astenuti, ieri il Consiglio Nazionale non ha voluto allinearsi alla proposta della Conferenza di conciliazione, che preconizzava quale compromesso una "sforbiciata" meno netta nel preventivo della Confederazione.
Si è quindi imposta la soluzione della maggioranza di destra della Camera del popolo di tagliare 50 milioni di franchi nelle spese per il personale, 60,3 milioni nei servizi esterni, nonché 17,5 milioni nel settore "Tecnologie dell'informazione e della comunicazione".
Il Consiglio degli Stati si era allineato al Nazionale solo su quest'ultima riduzione. La Camera dei cantoni aveva invece sempre respinto sia la sforbiciata nelle spese per il personale federale, sia il taglio nei servizi esterni.
La Conferenza di conciliazione proponeva quindi un "compromesso" volto a portare il taglio nel personale a 25 milioni di franchi e a "limitare" la sforbiciata nei servizi esterni a 30,1 milioni. Ma ieri il Nazionale non ne ha voluto sapere, grazie al voto compatto di PLR, UDC e PBD.
Gli Stati non hanno potuto far altro che prendere atto della decisione dell'altro consiglio. La Legge sul Parlamento precisa infatti che se una proposta di conciliazione dovesse venir rifiutata, "prevale la decisione della terza deliberazione che prevede l'importo più basso".