(ats) La popolazione extra-europea immigrata in Svizzera potrebbe perdere il diritto all'aiuto sociale. Il Consiglio degli Stati ha tacitamente adottato oggi un postulato della sua Commissione delle istituzioni politiche che incarica il Consiglio federale di studiare le possibilità offerte dalla legislazione per escludere o limitare l'accesso a queste prestazioni.

Il governo è inoltre incaricato di raccogliere i dati sulla nazionalità dei beneficiari di tali aiuti, sulla loro situazione al momento dell'arrivo e proporre l'elaborazione di basi legali al fine di acquisire le informazioni necessarie presso i Cantoni.

I "senatori" non intendono invece sconfinare nelle competenze dei cantoni e chiedere al Consiglio federale di presentare un disegno di legge che escluda dall'aiuto sociale, per un periodo iniziale da tre a cinque anni dall'entrata in Svizzera, gli immigrati provenienti dai cosiddetti Paesi terzi. La Camera dei cantoni ha pertanto affossato tacitamente una mozione in tal senso del gruppo liberale radicale.

Non abbastanza lontano

Il testo vìola la Costituzione federale, ha ammesso Thomas Minder (Indipendente/SH). Ma bisogna assolutamente fare qualcosa poiché i costi dell'aiuto sociale a immigrati da Paesi terzi crescono a dismisura, ha aggiunto. Il postulato non si spinge abbastanza lontano, gli ha fatto eco il suo collega Peter Föhn (UDC/SZ), senza tuttavia chiedere un voto sulla mozione.

Dal canto suo, la ministra della giustizia Simonetta Sommaruga ha sottolineato come l'integrazione degli immigrati sia una delle risposte principali da fornire. L'investimento non è gratuito, ma consente risparmi a medio e lungo termine, ha proseguito la consigliera federale.

Il diritto in materia di stranieri concede già ai Cantoni la possibilità di non rinnovare o ritirare permessi di dimora qualora si corresse il rischio concreto di una futura dipendenza dall'aiuto sociale. Per quanto riguarda il diritto dei rifugiati riconosciuti di ricevere la medesima assistenza pubblica concessa ai cittadini svizzeri sussistono grandi differenze tra i cantoni, con un tasso di attività professionale dei rifugiati che varia dal 16% al 43% .

A causa del federalismo, il Consiglio federale potrà tuttavia cercare una risposta al problema soltanto d'intesa con i Cantoni, ha avvertito la ministra socialista.