(ats) Gli Svizzeri all'estero hanno diritto d'accesso ai servizi di PostFinance, compresa l'offerta di carte di credito, a condizioni analoghe a quelle garantite nella Confederazione. È l'opinione del Consiglio Nazionale che - con 178 voti contro 4 e 7 astenuti - ha approvato una mozione in tal senso depositata dalla sua Commissione della politica estera.

Il testo sostiene che mantenere un conto bancario in Svizzera costituisce una necessità. Ad esempio, alcuni assicuratori malattia o determinati istituti di previdenza lo richiedono.

Inoltre, sempre secondo i promotori della mozione, l'attuale prassi va contro l'evoluzione della mobilità internazionale. I cittadini svizzeri sono sempre più mobili e succede sempre più spesso che per motivi professionali alcuni lascino il Paese per trascorrere qualche anno all'estero, mantenendo comunque i contatti con la patria durante quel periodo.

Tim Guldimann (PS/ZH), a nome della commissione, ha ricordato come gli elvetici all'estero siano importanti per diversi fattori, come la reputazione del nostro Paese all'estero. "Sono cittadini a tutti gli effetti e per un cittadino è fondamentale avere un conto bancario", senza che vi siano impedimenti o costi eccessivi, ha detto il socialista residente a Berlino.

PostFinance, di cui è azionista La Posta svizzera, che a sua volta appartiene alla Confederazione, ha una responsabilità particolare nei confronti dei cittadini svizzeri, è stato ricordato.

A nome del governo, Doris Leuthard si è vanamente schierata contro il testo, sottolineando che PostFinance è oggetto di aspettative particolari che non sono giustificabili in base al suo mandato. Una regolamentazione eccessiva sarebbe inoltre una forte ingerenza nella libertà economica dell'istituto.

Per quel che riguarda le carte di credito, la Leuthard ha affermato che queste non rientrano nell'offerta di base che ogni persona residente in Svizzera può pretendere. Il loro rilascio dipende infatti soprattutto dalla situazione finanziaria e professionale del richiedente.

L'atto parlamentare passa ora agli Stati.