Dopo un tira e molla durato tre settimane, alla Camera dei cantoni la maggioranza composta da PLR e PPD ha fatto pendere la bilancia per la bocciatura della proposta della conciliazione.
La sinistra, per bocca di Paul Reichsteiner (PS/SG), ha tentato invano di convincere il plenum che "un versamento all'AVS sarebbe stato un buon segnale per i pensionati" in attesa di un nuovo progetto di riforma della previdenza vecchiaia.
"Questa somma rappresenterebbe soltanto una mezza goccia d'acqua nell'oceano", gli ha replicato Jean-René Fournier (PPD/VS). Inoltre, la soluzione della Conferenza di conciliazione "violerebbe i principi di buona gestione". Vari oratori borghesi hanno ricordato come non vi sia alcuna base legale per versare i soldi all'AVS. Essa avrebbe dovuto essere elaborata l'anno prossimo.
Decisione Nazionale non più necessaria
La soluzione emersa dalla conciliazione era nettamente più vicina a quella della Camera del popolo, che voleva destinare all'AVS la totalità dei soldi risparmiati dopo la votazione del 24 settembre scorso. I "senatori" avevano invece sempre ribadito di voler attribuire parte dei soldi - 295 milioni - al Finanziamento del fondo per l'infrastruttura ferroviaria e il rimanente - 147 milioni - all'abbattimento del debito.
Sulla proposta avrebbe dovuto pronunciarsi in mattinata anche il Nazionale. Tuttavia in materia di preventivo o di crediti aggiuntivi, se una delle due Camere respinge le proposte della conciliazione prevale la decisione della terza deliberazione che prevede l'importo più basso.
Taglio di 41 milioni nell'asilo
Quindi la decisione del Nazionale non è più necessaria. Ciò significa che sulle altre divergenze che sussistevano tra i due rami del Parlamento, prevale la versione meno onerosa: vi sarà quindi un taglio di 41 milioni all'aiuto sociale per i richiedenti asilo, a causa di un probabile calo delle domande, come proposto dalla Camera del popolo.
Si rinuncerà inoltre all'attribuzione di 25,6 milioni supplementari alla formazione professionale superiore e di 1,94 milioni in più all'Amministrazione federale delle dogane per aumentare di 30 posti gli effettivi delle guardie di confine. Su queste ultime proposte prevale il preventivo più basso deciso dagli Stati nella terza deliberazione.