(ats) Le violenze di cui sono vittime i funzionari non devono essere punite con una pena detentiva da uno a cinque anni. A differenza del Consiglio nazionale, gli Stati hanno affossato oggi - con 33 voti contro 10 e 2 astenuti - una mozione democentrista mediante la quale si intendeva lottare contro l'aumento delle aggressioni nei confronti degli agenti di polizia.

Nel 1984, 394 persone sono state condannate per violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari. Nel 2012, questa cifra è salita a 1821, ha sottolineato nel testo l'ex consigliere nazionale e oggi consigliere di Stato vallesano Oskar Freysinger (UDC), poi ripreso dalla sua collega Andrea Geissbühler (UDC/BE).

Per l'autore della mozione, le autorità - e in particolare gli agenti di polizia - devono essere meglio protette e le pene devono essere rese più severe. Gli aggressori dovrebbero essere puniti fino a cinque anni di prigione, anziché fino a tre come avviene attualmente, indipendentemente dal fatto se abbiano agito da soli o se il reato sia stato commesso in seno a un assembramento di persone.

Secondo il governo e la maggioranza del Consiglio degli Stati, tale giro di vite non farebbe abbassare il numero di infrazioni. Inoltre, a loro avviso, gli autori di violenze contro funzionari sono già sufficientemente puniti: da un lato, tramite il reato contro un'autorità dello Stato e, dall'altro, attraverso quello contro l'integrità personale del funzionario.

Durante il dibattito diversi parlamentari hanno fatto riferimento all'emozione suscitata dai ripetuti episodi di grave violenza verificatisi nel fine settimana a Berna contro agenti di polizia ad opera di estremisti di sinistra. Alcuni "senatori", come Peter Föhn (UDC/SZ) e Hannes Germann (UDC/SH) hanno chiesto ai colleghi di dare un segnale di maggiore severità nei confronti degli aggressori.

Ma alla fine, la maggioranza ha respinto con 33 a 10 e 2 astenuti il testo di Freysinger. Il Nazionale, nel settembre scorso, aveva invece accolto la mozione con 92 voti contro 72 e 12 astenuti.

Nel settembre 2014, i "senatori" avevano già affossato una mozione di Didier Berberat (PS/NE) che voleva perseguire d'ufficio le infrazioni penali commesse contro magistrati durante l'esercizio della loro attività professionale.