L'accordo di Parigi, approvato dalla comunità internazionale (oltre 190 Stati) nel dicembre del 2015, mira a proseguire gli sforzi per contenere l'aumento della temperatura del pianeta a 1,5 gradi centigradi. Obbliga tutti gli Stati firmatari a presentare ogni cinque anni obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra e ad adottare misure nazionali in merito.
La Svizzera lo ha firmato. Se il Parlamento (gli Stati devono ancora pronunciarsi) darà il suo via libera alla ratifica entro la prossima estate, la Confederazione potrà partecipare alla prima conferenza in programma nell'autunno del 2017.
Le modifiche legislative che l'accordo richiede saranno invece discusse nella revisione della legge sul CO2 che il governo presenterà alle Camere a fine anno.
Per l'UDC l'accordo è inutile
L'udc proponeva di non entrare nel merito del progetto poiché riteneva che la Svizzera potesse comunque adottare misure a protezione del clima e che dunque l'accordo fosse inutile. "La Confederazione si nasconde dietro questo trattato per sviluppare tutta una serie di tasse e di regolamentazioni", ha sottolineato invano Toni Brunner (UDC/SG).
Ma dopo due ore di discussioni la maggioranza del plenum non lo ha seguito e - con 130 voti contro 60 e 3 astenuti - è entrata in materia. "Non ratificare l'accordo, significherebbe negare 25 anni di impegni della Svizzera e prendere il rischio di mettersi al bando della comunità internazionale", ha rilevato Adèle Thorens (Verdi/VD) a nome della commissione.
Riduzione emissioni di gas ad effetto serra
Il dibattito è poi proseguito ancora un'ora abbondante sull'ampiezza della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra: la commissione preparatoria aveva approvato - seppur con una maggioranza debolissima, per 13 a 12 - l'obiettivo della Svizzera di ridurre tali emissioni del 50% rispetto al 1990 entro il 2030. Questo intento diventerà definitivo al momento della ratifica dell'accordo.
La maggioranza della Commissione riteneva che la decisione della Svizzera di darsi un obiettivo così ambizioso in vista dell'adesione rappresentasse un segnale forte e testimoniasse l'importanza di un intervento immediato per evitare danni ancora più grandi all'ambiente e per scongiurare gravi conflitti dovuti appunto ai cambiamenti climatici.
Proposta di minoranza bocciata
Una minoranza di sinistra (PS e Verdi) auspicava invece un impegno ancora maggiore da parte della Svizzera, riducendo le emissioni del del 60% (proposta poi ritirata), mentre una di destra (UDC e PLR) voleva limitarle al 40%.
Alla fine, con 104 voti contro 87 e 2 astenuti, l'idea della destra è stata bocciata. Il deputato Peter Schilliger (PLR/LU) ha tentato invano di convincere il plenum a difendere "una politica affidabile e realistica" in questo ambito. Ma diversi oratori gli hanno ricordato che anche economiesuisse sostiene l'obiettivo del Consiglio federale.