Per Ppd e PS, che alla Camera dei cantoni hanno la maggioranza, la riduzione del tasso di conversione - necessaria per far fronte all'aumento della speranza di vita - va dunque controbilanciata con un supplemento di 70 franchi sulla rendita AVS e l'aumento del tetto massimo per i coniugi dal 150 al 155%.
La soluzione elaborata dagli Stati prevede anche di calcolare differentemente la deduzione di coordinamento, ossia la parte più bassa della busta paga che attualmente non è assicurata nel quadro del Secondo Pilastro. Oggi concerne il salario tra 0 e 24'675 franchi, in futuro corrisponderà al 40% dello stipendio. Il tetto massimo della paga assicurabile rimarrà a 84'600 franchi.
Contro la proposta di agire in seno al Primo Pilastro si sono nuovamente battuti il PLR e l'UDC che agli Stati, contrariamente al Nazionale, non dispongono della maggioranza dei seggi. Secondo la sangallese Karin Keller-Sutter (PLR), il rafforzamento dell'AVS è ingiusto e contrario ai principi di questa assicurazione sociale poiché tutti riceverebbero il supplemento di 70 franchi, anche chi non ne ha bisogno. "Il popolo - ha aggiunto - ha già detto bocciando l'iniziativa AVS+ che non vuole soluzioni come questa".
Plr e UDC hanno quindi nuovamente invitato il plenum a introdurre una compensazione basata quasi esclusivamente nell'ambito della previdenza professionale, così come previsto dal Consiglio nazionale. La soluzione per la Camera del popolo risiede nell'aumento dei prelievi salariali, tramite una modifica delle aliquote per gli accrediti di vecchiaia e la completa soppressione della deduzione di coordinamento.
Per la maggioranza, la proposta di sopprimere la deduzione di coordinamento non è però opportuna poiché penalizzerebbe le persone con un basso reddito aumentando massicciamente i prelievi sui salari, ha sostenuto il relatore della commissione Konrad Graber (PPD/LU). Anche il costo del lavoro per le PMI salirebbe notevolmente, ha aggiunto.
L'incremento delle rendite AVS è una misura che entrerebbe in vigore immediatamente e che gioverebbe in particolare a coloro - in maggioranza donne - che oggi non dispongono di un Secondo Pilatro perché non guadagnano abbastanza (ciò concerne in particolare chi lavora a tempo parziale), ha poi affermato Paul Rechsteiner (PS/SG). Per raggiungere la piena compensazione agendo unicamente nel Secondo Pilastro occorrerebbe invece attendere 40 anni, ha aggiunto il sangallese.
Con con 25 voti contro 19 e un astenuto, i "senatori" hanno poi bocciato anche la proposta di compromesso di Alex Kuprecht (UDC/SZ) di concedere un aumento delle rendite AVS unicamente ai ceti più bassi e di allinearsi per il resto alle decisioni del Nazionale.
"Sarebbe certo un gesto in favore dei pensionati che dispongono di un reddito basso, non bisogna però dimenticare che il 70% dei beneficiari della misura sarebbero persone che hanno lavorato solo per poco tempo in Svizzera e che oggi risiedono all'estero", ha sottolineato il consigliere federale Alain Berset. "Quanto al restante 30% - ha aggiunto - circa la metà beneficia delle prestazioni complementari che diminuirebbero con l'aumentare delle rendite AVS". Un altro problema, ha proseguito il ministro dell'interno, è che se si rinuncia a modificare le rendite AVS più elevate non si riuscirà a compensare la riduzione del tasso di conversione.
La Camera dei cantoni ha poi nuovamente sostenuto la necessità di aumentare l'IVA di un punto percentuale. Con un incremento di solo 0,6 punti, come vorrebbe il Nazionale, non sarà possibile garantire a lungo termine il finanziamento del fondo AVS, ha sostenuto Berset.
L'incremento avverrà a tappe ma inizialmente il tasso rimarrà invariato: nel 2018 terminerà infatti il supplemento di 0,4 punti dell'IVA destinato all'AI per il suo risanamento. Contemporaneamente entrerà in vigore un aumento di 0,1 punti attribuito alla ferrovia (decisione presa nell'ambito del progetto FAIF) e di 0,3 punti assegnati proprio all'AVS.
Un secondo incremento di 0,3 punti sarà effettivo quando l'età pensionabile delle donne avrà raggiunto 65 anni (ossia tre anni dopo l'entrata in vigore della riforma, come già deciso nelle passate sedute).
Oggi, gli Stati hanno anche tacitamente ribadito che non intendono modificare il diritto vigente riguardante le rendite per vedove/i e orfani. Il Nazionale aveva limitato il diritto alla rendita alle persone vedove che al momento del decesso del coniuge hanno un figlio di età inferiore ai 18 anni oppure un figlio agli studi di età inferiore ai 25 anni o che si occupano di un figlio bisognoso di cure.
La Camera dei cantoni ha poi definitivamente bocciato - in modo tacito - la proposta del Nazionale di aumentare automaticamente fino a 67 anni l'età pensionabile in caso di ristrettezze finanziare dell'AVS.
Gli Stati si sono invece allineati al Nazionale si due punti. Le misure transitorie riguarderanno così le persone che hanno almeno 45 anni (e non 50) al momento dell'entrata in vigore della riforma, inoltre l'età a partire dalla quale si versano i contributi per la cassa pensione non passerà da 25 a 21 anni.
La palla passa al Consiglio nazionale
Il dossier torna ora al Nazionale, le discussioni sono previste lunedì prossimo. Viste le enormi divergenze che oppongono le due Camere, è molto probabile che si vada in Conferenza di conciliazione, che è già in agenda per l'ultimo giovedì della sessione.
Secondo diversi osservatori della vita politica federale, è probabile che la Conferenza di conciliazione scelga una variante simile a quella fin qui difesa dagli Stati, ossia la compensazione in seno all'AVS dell'abbassamento del tasso di conversione. Per far sì che tale soluzione venga accettata dal Nazionale, il PPD e la sinistra necessitano del consenso di una decina di consiglieri nazionali che hanno finora votato l'altra variante (ossia UDC, PLR e PVL). Tali voti potrebbero venire dai Verdi liberali e dalla lobby contadina.
L'esito dell'intera riforma è dunque più che mai incerto. L'ultimo scoglio parlamentare, che non sarà evidente da superare, sarà poi costituito dalle votazioni finali previste per venerdì 17 marzo. L'ultima parola, come sempre in caso di modifiche costituzionali, spetterà al popolo. La votazione dovrebbe tenersi il prossimo 24 settembre.