Concretamente, l'esecutivo proponeva un nuovo articolo costituzionale relativo alle tasse sul clima e l'elettricità e una serie di disposizioni transitorie da attuare a partire dal 2021. "Siamo in una situazione relativamente rara, all'unanimità la commissione preparatoria vi chiede di non entrare in materia", ha sottolineato in entrata Roger Nordmann (PS/VD).
Nel corso dell'acceso dibattito sono però emerse delle differenze nell'opposizione: a destra a non piacere è la Strategia 2050 nel suo insieme, più al centro si è contrari a nuove tasse, che potrebbero nuocere all'economia, mentre a sinistra si preferisce puntare sulle diverse misure già in vigore, piuttosto che su un progetto da più parti definito "nebuloso".
"Questo sistema funzionerebbe nel migliore dei mondi possibili, ma non viviamo nel migliore dei mondi possibili", ha fatto notare Stefan Müller-Altermatt (PPD/SO). "Le industrie chiederebbero sgravi e alla fine a sostenere il cambiamento sarebbe solo il ceto medio, le famiglie, le PMI". Alle sue parole ha fatto eco Peter Schilliger (PLR/LU), sostenendo che "la tassa peserebbe sulla capacità produttiva della Svizzera".
Decisamente contraria all'insieme della Strategie energetica 2050 è l'UDC e non ha mancato di ricordarlo a più riprese, anche in vista della votazione del 21 maggio. "Il progetto è contro l'industria", ha affermato Hansjörg Knecht (UDC/AG). "Per fare sì che l'incentivazione si senta deve fare male alla gente", ha sostenuto, mettendo in guardia dagli elevati costi. "Sarebbe più onesto affossare tutto il progetto, altrimenti il popolo ne pagherebbe le conseguenze."
Più sorprendente l'opposizione dei Verdi. "Siamo favorevoli a un sistema di incentivi, ma non a questo progetto", ha spiegato Adèle Thorens (Verdi/VD). "Non bisogna intervenire sulla Costituzione, già oggi abbiamo gli strumenti necessari e riscuotono molto successo", ha aggiunto, precisando che il partito preferisce puntare su "una politica di ottimizzazione degli strumenti attuali".
Di tenore analogo la posizione del socialista Eric Nussbaumer (BS): "abbiamo già le basi costituzionali per proporre nuove tasse di incentivazione e abbiamo già una tassa d'incentivazione che si basa sulla Costituzione, quella sul CO2". Una politica energetica, ha sottolineato, "è un mix di diversi strumenti per agire ed quello che manca in questa proposta".
"Non sono panettiere, ma le ricette che ho sentito oggi non portano a un pane gustoso", ha rilevato con ironia al termine del dibattito il ministro delle finanze Ueli Maurer. "Il Consiglio federale partiva dall'idea che ci volesse una base costituzionale affinché il popolo potesse esprimersi", ha spiegato, sottolineando la necessità di obiettivi ambiziosi per i prossimi decenni.
"Vogliamo energia a sufficienza, a basso costo e da fonte sostenibile: naturalmente dovremo trovare dei compromessi", ha proseguito il ministro, mettendo in guardia sulla necessità di agire in fretta. "Però dobbiamo lasciar perdere le ideologie e cercare soluzioni pragmatiche."
In base al progetto del governo, le tasse d'incentivazione, introdotte per ridurre emissioni a effetto serra e consumo energetico, avrebbero potuto essere riscosse su combustibili e carburanti fossili come pure sull'elettricità.
Il prodotto dei contributi sarebbe stato ridistribuito alla popolazione e all'economia per impedire l'aumento dell'onere fiscale complessivo per le economie domestiche e le imprese.
Le misure di promozione finanziate con l'attuale supplemento di rete, come la rimunerazione a copertura dei costi per l'immissione in rete di energia elettrica (RIC), sarebbero state eliminate progressivamente e sarebbero scomparse definitivamente entro 10 anni dall'introduzione della tassa sull'elettricità.
Il dossier passa agli Stati.